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Apolloni: “Per noi Tanzi è stato come un padre”

L’indimenticato difensore del Parma ricorda l’ex patron scomparso all’età di 83 anni. “Che giornata memorabile quella di Wembley”

L’ex difensore del Parma, Luigi Apolloni, ha ricordato a ForzaParma.it lo “storico” patron Calisto Tanzi, scomparso all’età di 83 anni. “Mi dispiace molto, al di là di quello che può essere successo era una persona a cui mi sentivo molto legato. Sapevo che non stava bene, un paio di giorni fa ho incontrato la figlia Laura che mi aveva parlato di piccoli miglioramenti poi oggi è arrivata questa terribile notizia“.

Qual era il vostro rapporto?

Lo definirei quasi come un padre, era attento e sensibile alle nostre problematiche anche fuori dal mondo del calcio. Entrò in società come azionista di minoranza nell’anno in cui venni a Parma ai tempi di Zeman, allora lo conobbi in maniera veloce perchè preferiva mantenere una posizione più defilata. Poi dopo la promozione in serie A rilevò il club dalla famiglia Ceresini e nonostante il presidente fosse Pedraneschi lui era spesso presente agli allenamenti e si informava su tutto”.

Poi aumentarono anche le ambizioni.

“Negli anni il Parma e la Parmalat fecero un percorso importante di crescita, pian piano hanno cominciato ad alzare il tiro per puntare allo scudetto. Ma, come insegna anche il calcio d’oggi, spendere tanto non significa automaticamente vincere. Però per lui lo scudetto non era un’ossessione, direi più un’ambizione e gli interessava competere. La Juve di quel periodo ci negò il sogno tricolore ma la Parmalat è sempre stata un veicolo per lo sport, ancora prima tra Formula Uno, pallavolo e sci”.

Che aneddoto le viene in mente su Tanzi?

Mi ricordo che dopo la vittoria della Coppa delle Coppe a Wembley nel ’93 lo avevamo buttato nella vasca idromassaggio. E’ stato uno scherzo ma era una persona molto affabile grazie alla quale ho scoperto la semplicità di tutta la sua famiglia. E quella giornata indimenticabile lo dimostrò appieno: organizzò voli charter dall’Italia fino a Londra e riuscì a portare allo stadio 12mila parmigiani. Fu un evento memorabile”.

Con chi legò maggiormente tra voi giocatori?

“Si fermava spesso a chiacchierare con Lorenzo (Minotti) che era il capitano ma il legame più forte lo strinse con Tino (Asprilla) che accudiva come un figlio. La panchina di Wembley aveva incrinato qualcosa nei rapporti tra Asprilla e Scala ma Tanzi fece da collante perchè non voleva che se ne andasse da Parma“.

Qual è stata la magia di quegli anni?

Ci fu l’incastro perfetto nel trovarsi e permettere all’ossatura di crescere stagione dopo stagione attraverso innesti mirati. Già dal 1987 si formò un primo zoccolo duro che ottenne la promozione in serie A tre anni più tardi e anche i primi successi in Italia e in Europa portarono la firma di molti elementi reduci dal campionato cadetto. La semplicità con cui ci allenavamo in Cittadella in mezzo alla gente è stata la nostra forza e rispecchiava totalmente la semplicità della famiglia Tanzi“.

Come reagì alla notizia del crac?

“Nel 2003 rientrai a Parma in qualità di osservatore poi mi chiamò l’allora team manager Minotti chiedendomi se potessi dare una mano a Prandelli. Chiaro che il dispiacere c’è stato e di errori ne ha commessi ma allo stesso tempo credo abbia pagato anche oltremisura. Se il Parma ha raggiunto determinati traguardi impensabili fino a qualche anno prima, il merito è stato, soprattutto, di Calisto Tanzi“.

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