L’ex difensore del Parma Alessandro Circati ha ripercorso i momenti che hanno preceduto il suo trasferimento al Benfica, avvenuto durante l’ultima sessione estiva di mercato. Ospite del podcast Unscriptedtheshow, il calciatore ha svelato alcuni retroscena della trattativa, sottolineando soprattutto la rapidità con cui si è concretizzata l’opportunità di approdare in Portogallo.
Dalla chiamata dell’agente alla partenza: una trattativa lampo
Tutto è cominciato con una telefonata inaspettata, ricevuta mentre Circati si trovava in macchina. Da quel momento, gli eventi si sono susseguiti a un ritmo serrato, lasciando al difensore pochissimo tempo per organizzare il trasferimento e prepararsi alla nuova avventura professionale. «Ero in macchina e ho ricevuto una chiamata dal mio agente. Mi dice: “Il Benfica ha fatto un’offerta per te. Ti vogliono entro tre giorni”. La stessa notte mi ha richiamato per dirmi che la trattativa stava andando avanti e che avremmo discusso i termini personali del contratto», ha raccontato l’ex Parma. La situazione è diventata ancora più concitata quando è arrivata la comunicazione relativa alla partenza. Dal primo contatto alla possibile partenza sarebbero trascorsi appena pochi giorni, con il club portoghese deciso a chiudere rapidamente l’operazione. «Poi mi dice: “Ti vogliono in volo martedì sera” ed era domenica sera. Non dormivo perché avevo molte cose da fare, da impacchettare le mie cose, anche se non ero sicuro perché qualcuno dice che porta sfortuna preparare le valigie prima che sia effettivamente sicuro!», ha aggiunto Circati, ricordando con ironia quelle ore frenetiche.
L’emozione di incontrare Rui Costa
Nel corso dell’intervista, il difensore ha parlato anche dell’incontro con Rui Costa, figura di riferimento nella storia del calcio portoghese e del Benfica. Un momento speciale, che ha rappresentato un traguardo importante per la sua carriera, soprattutto considerando la giovane età. «Incontrare Rui Costa è stato incredibile. Ho raggiunto un traguardo importante nella mia vita e nella mia carriera a un’età giovane. È stata una bellissima esperienza anche per mio padre e mio fratello, che sono tifosi del Milan, molto di più di quanto lo ero io. Mio nonno poi è stato un tifoso attivo per trenta o quarant’anni. È stato un grande onore».


