Juan Carlos Colom, zio di Cuesta, racconta il nuovo tecnico crociato
Intervenuto ai microfoni di Gianluca Di Marzio, Juan Carlos Colom, zio di Carlos Cuesta ha raccontato il percorso affrontato dal nuovo tecnico crociato, che fin da giovane ha manifestato la sua voglia di diventare un allenatore: “Un percorso mosso dall’inquietudine che lo caratterizzava già da quando aveva sei anni. Continuava a fare domande, voleva sempre conoscere qualcosa di nuovo. Colpiva per la sua capacità di apprendimento. Ed è sempre stato un leader. L’ho visto giocare, quando era piccolo, e da quando lo conosco non ho mai potuto fare a meno di notare la sua intelligenza: è sempre stato in grado di prendere decisioni corrette”.
Fu proprio lo zio a “lanciarlo” come allenatore, all’età di 15 anni, con i bambini: “Serviva un allenatore per i bambini, io gli dissi che lo vedevo pronto per farlo e ha iniziato. Tutti amavano vederlo allenare, era molto passionale, le sue sessioni erano molto intense. Da quel momento ha fatto di tutto per realizzare il suo obiettivo. Nel corso degli anni ha imparato sei lingue. Era consapevole di dover ottenere una formazione completa. Da sempre lo guida la passione, la voglia di migliorarsi. Quando si mette in testa una cosa, la realizza: questo è il motivo del suo successo“.
Lo zio racconta come tutto nasca dalla grande passione di Carlos, che ha fatto tutto da solo nel corso della sua ancora giovane carriera: “Ha grande personalità, ha sempre creduto in ciò che fa. Se è convinto di qualcosa, lotta fino alla fine per ottenerla. Non ha mai avuto aiuti, tutto nasce dalla sua preparazione e dalla sua passione. Quando si trasferì a Madrid per studiare all’università, iniziò a inviare messaggi su Twitter ai club per poter essere assunto. Fu così che lo notò l’Atletico, prendendolo per la Juvenil A. Da lì è cominciato tutto. Da ragazzo dedicava moltissimo tempo allo studio, era “un giovane vecchio” per certi versi. Non dico che non uscisse con gli amici o non vivesse la vita di un giovane, ma dava priorità alla sua formazione. Quando negli anni è tornato qui per le vacanze trascorreva ore e ore al computer guardando video, vedendo calcio alla TV, studiando schede di calciatori. Un malato di lavoro e di calcio”.
Juan Carlos Colom ha poi raccontato un aneddoto che illustra la personalità di Cuesta e la sua capacità di gestire la pressione esterna: “In un club di provincia può capitare che i padri credano che i loro figli debbano giocare di più. Talvolta qualcuno si arrabbiava con Carlos, gli diceva qualcosa, provava a cambiare la situazione in questo modo. È sempre stato inflessibile, ha sempre creduto nella meritocrazia. Spiegava con estrema naturalezza le sue decisioni. La sua maturità mi sorprendeva moltissimo. Da questi dettagli era chiaro cosa volesse fare da grande”. Poi un commento sul suo stile da allenatore: “Apprezzava Mourinho. Nel tempo poi ha guardato anche a Guardiola e Arteta. Il suo stile è un mix di questi tre allenatori”
Lo zio di Cuesta ha poi raccontato del rapporto tra il nuovo tecnico crociato e Cherubini, che si sono conosciuti alla Juventus, con Cuesta che faceva parte dello staff della squadra u-17: “Mi ha raccontato che Cherubini lo apprezzava moltissimo, che avevano grande feeling. E Carlos mi ha detto chiaramente di voler tornare un giorno in Italia, perché era stato molto bene e la Juve lo trattava molto bene, e aveva un ottimo rapporto con Cherubini. Mi diceva di essere molto contento a Torino”. Poi l’esperienza all’Arsenal, come vice allenatore di Arteta: “I cinque anni con Arteta all’Arsenal sono stati un master: un apprendistato costante, ogni minuto. Mikel aveva grandissima fiducia in lui, per via della sua lealtà. Entrambi arrivano alle 7 del mattino al centro sportivo e non se ne vanno prima delle 20”.
Lo zio ha raccontato dell’umiltà e della lealtà di Cuesta, e del loro rapporto: “Tutti i ragazzi che sono cresciuti insieme a lui qui da piccoli sono andati di recente a trovarlo a Londra. Ho visto le foto che si sono fatti al campo dell’Arsenal. Amici che conosce da quando era piccolino. Anche quando qualcuno gli ha chiesto un aiuto tramite me, si è sempre fatto trovare disponibile. Non si è mai montato la testa e si ricorda sempre da dove viene. o sono molto contento di averlo potuto aiutare, gli voglio bene come se fosse un figlio. Noi tutti lo guardiamo da qui, seguendolo con attenzione e affetto ma anche rispettando i suoi spazi e il suo diritto di restare tranquillo“. Infine, l’auspicio dello zio è che Carlos riceva fiducia e soprattutto tempo per trasmettere le sue idee: “Se credono in Carlos, se scommettono su di lui, allora che gli diano tempo. Ne hanno avuto bisogno Arteta all’Arsenal e Luis Enrique al PSG. E vedete cosa hanno costruito“.



Lui sembra più vecchio della sua età. La fidanzata invece ha l’aria della poppatrice di fava,ma magari mi sbaglio e va a messa tutte le mattine….
Attendiamo articolo sul compagno di classe … che lavor