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Parma, il 50% delle vittorie è arrivato contro chi lotta per non retrocedere

Il Pordenone (già in Serie C) ha fruttato 6 punti ai crociati. Ma a parte Cittadella e Benevento (battute da Maresca), il club di Krause ha vinto solo con le piccole

La terza sconfitta consecutiva per il Parma si consuma in uno scenario desolante. Appesantito dall’errore di Gigi Buffon, in una serata in cui la squadra di Iachini non aveva più niente da chiedere al suo campionato. Se anche il capitano (che a più riprese è stato il migliore in campo, risultando provvidenziale e salvando in diverse gare la faccia a una squadra senz’anima) alza bandiera bianca e cade nel vortice della negatività che ha ingoiato chiunque sia passato da Collecchio, si capisce come davvero non sia annata. Farà anche male a Krause, scuro in volto – più del solito – lunedì sera dopo l’undicesima sconfitta stagionale, vedere i suoi sforzi accartocciati in un tredicesimo posto che costa al patron americano 32,5 milioni di euro solo di monte ingaggi. Cinque volte superiore al Perugia, la squadra che ha fatto festa ieri sera al Curi e che si gioca i playoff fino all’ultimo. Il Parma li ha salutati tempo fa.

L’esagerazione, che aumenta la frustrazione e incupisce è che il monte ingaggi del Parma è superiore di tre volte rispetto a quello del Lecce, squadra che già sabato può andare in Serie A e fare festa. Un terzo del monte ingaggi del Parma, senza andare a scomodare le big della classe, ce l’ha la Ternana che spende in tutto 10,3 milioni di euro. Ed è al decimo posto e con ben sei punti in più rispetto agli uomini di Iachini. Di fronte a questi numeri arrossiscono anche le dichiarazioni a fine gara del tecnico con la valigia in mano. “Queste partite mi fanno avere sensazioni positive per il futuro – ha detto dopo l’undicesima sconfitta stagionale, Beppe -. La squadra gioca a calcio e costruisce, si conosce, attacca la porta. Dobbiamo migliorare. Non è dato sapere quando, visto che mancano due partite alla fine di un cammino disastroso. Al termine del quale si annuncia un’altra rivoluzione. Che partirà presumibilmente proprio dalla guida tecnica. Non saranno un po’ poche dieci vittorie complessive per pensare positivo in vista del futuro?

Più del 50% di queste sono arrivate – per giunta – contro squadre che in classifica sono indietro al Parma, come Pordenone (retrocesso in Serie C), Vicenza e Cosenza che si giocano ‘la vita’ per evitare di raggiungere i ramarri. Un’altra è arrivata con l’Alessandria all’andata (prossimo avversario di domenica), stabilmente in zona playout, dove un tempo rischiava di finire proprio il Parma: difficile vedere i crociati trionfare contro una diretta concorrente o una squadra che le sta davanti, in questo girone infernale che dura da due anni.

A parte il Benevento, battuto dal Parma di Maresca al 98′ e il Cittadella, le altre volte i tre punti sono arrivati contro Como e Spal. Squadre infinitamente più piccole e con altri obiettivi. E stavolta non regge neanche il tentativo di ammucchiare le conclusioni collezionate nelle ultime tre gare, perse malamente. “Abbiamo fatto 46 tiri in porta con più possesso palla e subendo 5 tiri in porta  (e 4 gol ndc …) – ha detto Iachini dopo la sconfitta di Perugia -“. Che uno solo di questi (quello di Vazquez) sia finito in rete aggrava la situazione e sottolinea come questa squadra abbia evidenti limiti tecnici e tattici, oltre che di personalità. Chissà se chi l’ha costruita si chiede dove ha sbagliato.

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