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Parma, chiudersi è una necessità

Analisi approfondita della Gazzetta di Parma sul gioco dei crociati che si affidano a difesa accorta e ripartenze

CATENACCIO. E’ un termine ormai non più in voga nel calcio moderno e più facilmente traducibile in baricentro basso ma rende bene l’idea sulla disposizione del Parma in campo: una squadra accorta che regala trequarti e fasce agli avversari, resta chiusa, si limita al pressing difensivo e prova a ripartire avendo in rosa esterni di gamba come Gervinho, Biabiany e Di Gaudio.

LE CAUSE. Bisogna anche aggiungere nelle premesse che l’organico contiene ancora giocatori acquistati due anni fa in Lega Pro o nella passata stagione in serie B e l’ultimo mercato estivo ha subìto ripercussioni sia dalle conseguenze del processo-sms che, soprattutto, dalla mancata immissione dei liquidi necessari da parte di Jiang Lizhang, all’epoca azionista di maggioranza.

BUON VISO A CATTIVO GIOCO. Così il tecnico Roberto D’Aversa ha percorso l’unica strada possibile al fine di ottenere risultati funzionali alla permanenza in serie A. La coppia centrale di difesa formata da Bruno Alves e Gagliolo si è dimostrata fortissima di testa e quindi la scelta di far avanzare gli altri e lasciarli crossare può essere più indolore di venire avanti e di essere infilati in velocità. Spesso e volentieri poi la palla arriva direttamente dalle retrovie a Inglese, che la mette giù o la spizza, perchè il centrocampo dei crociati risulta inferiore in termini di tecnica e fisico. Buon senso o razionalità che, però, trovano pieno riscontro nell’attuale classifica e nelle otto lunghezze di vantaggio sulla zona retrocessione.

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