Il centrale del Parma apre il suo cuore a ParmaRoots: il ricordo del padre, i sacrifici della madre, l’arrivo in Italia e un obiettivo chiaro. “La prossima stagione voglio spaccare tutto”
Non solo calcio, ma una storia di sacrifici, valori e ambizione. Nell’ultima puntata di ParmaRoots, registrata nella biblioteca “Padre Lino Maupas” di Vicofertile, Abdoulaye Ndiaye ha ripercorso le tappe della sua vita, dal Senegal alla Serie A, raccontando un percorso che lo ha portato a vestire la maglia del Parma senza mai dimenticare le proprie origini.
Il difensore crociato è partito dall’infanzia trascorsa in un quartiere popolare di Dakar, segnato dalle difficoltà economiche e dalla perdita del padre in giovane età. Un momento che ha cambiato la sua vita e quella della sua famiglia.
“Abbiamo attraversato periodi complicati, ma mia madre ha fatto di tutto per me e per i miei fratelli”, ha spiegato Ndiaye. “Sono orgoglioso della mia famiglia perché mi ha trasmesso valori importanti. L’unico rimpianto è che mio padre non possa vedermi oggi”.
Il calcio, inizialmente, non era visto come una priorità in casa. La famiglia avrebbe preferito che Abdoulaye si concentrasse sugli studi, ma la sua determinazione ha avuto la meglio. “Ho lottato per convincerli che questa era la mia strada. Alla fine mi hanno sostenuto e non mi hanno mai fatto mancare il loro appoggio”.
Dopo gli anni della formazione tra Senegal e Francia, con le esperienze a Lione, Bastia e Troyes, è arrivata la chiamata del Parma. Una scelta ponderata, maturata anche grazie ai consigli ricevuti da chi conosceva già il calcio italiano.
“Volevo una sistemazione definitiva, soprattutto perché mia moglie era incinta. Il Parma è stato il club che mi ha voluto più di tutti. Ho parlato con Koulibaly e con altre persone che conoscevano la Serie A. Tutti mi hanno detto che questo campionato avrebbe valorizzato le mie caratteristiche e mi avrebbe aiutato a crescere”.
Una crescita che Ndiaye vuole trasformare in un salto di qualità definitivo. L’obiettivo è dichiarato e non lascia spazio a interpretazioni.
“Voglio diventare uno dei migliori difensori. La Serie A mi permette di imparare ogni giorno. Ho vissuto una prima stagione complicata anche per via degli infortuni, ma ora conosco meglio il campionato e so cosa aspettarmi. La prossima stagione sarà fondamentale per me. Voglio spaccare tutto”.
Tra le qualità che lo hanno portato ai massimi livelli c’è il lavoro ossessivo sull’uno contro uno, un aspetto che considera decisivo per un difensore moderno.
“Studio molto gli attaccanti e cerco di leggere le loro intenzioni. È un lavoro fatto di dettagli. A volte bisogna prendersi dei rischi, ma quando riescono le giocate è una sensazione speciale”.
Fuori dal campo, invece, Ndiaye ha trovato a Parma un ambiente ideale per la sua famiglia. Ama la tranquillità della città, il centro storico e la qualità della vita che offre.
“Mi piace stare in casa, sono un tipo tranquillo. Però Parma è una città pulita, accogliente, perfetta per la mia famiglia e per mio figlio”.
Il centrale senegalese guarda anche al proprio ruolo di riferimento per tanti giovani africani. Essere l’unico giocatore nato e cresciuto nel continente africano nella rosa crociata rappresenta per lui un motivo di orgoglio e una responsabilità.
“Rappresento l’Africa e spero di aver dato una buona immagine. Voglio tracciare una strada per chi arriverà dopo di me. E vi prometto una cosa: la prossima stagione parlerò italiano. È importante per comunicare meglio con squadra e allenatore”.
Infine, un pensiero alla biblioteca di Vicofertile, progetto che lo ha coinvolto direttamente e che considera un simbolo importante per il futuro dei più giovani.
“Mi rende felice fare qualcosa per i bambini. Anch’io sono padre e spero che un giorno qualcuno possa fare per mio figlio ciò che oggi noi facciamo per altri ragazzi. Luoghi come questo sono fondamentali”.
Parole che raccontano molto più di un difensore. Raccontano un uomo che non ha dimenticato da dove è partito e che, con la maglia del Parma addosso, vuole continuare a costruire il proprio futuro.


