Pellegrino: “Avere mio papà come allenatore difficile, ma è stata una grande esperienza”

L’attaccante crociato ha parlato del calcio argentino e dell’esperienza si essere allenato dal padre

L’attaccante crociato ha parlato del calcio argentino e dell’esperienza si essere allenato dal padre

Intervenuto in una lunga intervista ai microfoni di Olè, Pellegrino, tra i vari temi, ha toccato anche quello del calcio Argentino e del suo passato, raccontando di seguire ancora, quando possibile, le partite del campionato argentino: “Se seguo il calcio argentino? Guardo le partite che posso, a causa del fuso orario, ma mi piace seguirle. Controllo i risultati e alcuni highlights il giorno dopo. Mi piace rimanere informato su quello che succede e, ovviamente, adoro il calcio argentino. Mi piace molto guardarlo e, se gli orari me lo permettono, riesco a vedere una o due partite, soprattutto delle squadre in cui ho giocato o del Lanús, dove c’è mio padre”.

Pellegrino ha poi parlato della gioia per le vittorie del padre con il Lanus: “Sono felicissimo, davvero felicissimo perché so che è qualcosa per cui ha lavorato duramente, ed è stata una gioia immensa per tutta la famiglia. Ha vinto due titoli, il che non è affatto facile, due titoli internazionali in un club dove si sente molto a suo agio, ed eravamo tutti felicissimi per lui perché so quanto si impegna per arrivare dove è oggi. Personalmente non ne parlavo molto, per superstizione, perché non volevo rovinare il percorso che stavano intraprendendo. Ovviamente, parlavamo delle partite. Andavo a dormire sperando di svegliarmi il giorno dopo e vedere che si erano qualificati o avevano vinto, perché qui in Italia le partite iniziavano molto tardi. Ma affrontavamo una partita alla volta, soffrendo come una famiglia”.

L’attaccante del Parma ha poi raccontato di aver visto solo la finale e di avvertire la pressione: “Sì, ho guardato solo la finale. Sentivo un po’ di pressione perché non avevo visto nessuna partita durante il percorso di qualificazione alla Coppa, e guardare la finale mi avrebbe potuto far sentire in colpa se il risultato non fosse stato quello che speravo. Ma sì, ho guardato la finale. Anzi, ne ho vista una mentre ero in ritiro perché avrei giocato il giorno dopo, e l’abbiamo guardata con tutta la squadra, con i miei compagni, ed è stato molto divertente”.

Successivamente, Pellegrino ha parlato dell’esperienza di essere allenato da suo padre, dei pro e dei contro: “Parlo per esperienza personale, perché è quella che conosco meglio. Tra gli aspetti positivi, direi che, parlando di mio padre come allenatore, lo considero un grande allenatore. Oltre ad essere un padre fantastico, perché è anche un ottimo padre, lo considero un grande allenatore che mi ha insegnato molto dal punto di vista puramente calcistico. Ha iniziato ad allenarmi quando sono stato promosso in prima squadra, quindi quelle sono state le mie prime esperienze. Capivo di non essere ancora abbastanza maturo per giocare quanto avrei voluto, ma sono cresciuto molto come giocatore grazie a lui. Tra gli aspetti negativi, direi che forse la quotidianità era un po’ difficile perché, alla fine, è sempre tuo padre. Il fatto di entrare nello spogliatoio e magari sentire un compagno di squadra parlare male di lui, o non so, compagni di squadra che non erano contenti della loro situazione in campo, magari non ti parlavano molto per via del disagio, forse temendo che potessi dire qualcosa a mio padre, cosa che poi non succedeva. Era difficile, perché vivevamo insieme al club, poi tornavamo a casa e vivevamo di nuovo insieme. Il lato negativo è che è difficile separare l’essere padre dall’essere allenatore. Ma penso che entrambi l’abbiamo gestito molto bene ed è stata una grande esperienza per entrambi”.

E ha poi raccontato un aneddoto di quel periodo: “Ricordo che mia sorella minore, che aveva otto o nove anni, a volte a tavola diceva: “Papà, perché Mateo non gioca?”, il che creava sempre un momento imbarazzante. Racconto sempre un aneddoto che mi è rimasto impresso. C’era un allenamento in cui stavo giocando davvero bene, sentivo che tutto andava per il verso giusto, e lui non mi diceva niente, non si congratulava con me, non diceva una parola. Era domenica, e di solito la domenica facevamo il barbecue a casa. Dato che ero arrabbiato con l’allenatore, con mio padre, invece di tornare a casa ho mangiato al club e sono tornato verso le 3 o le 4. I miei zii e le mie zie erano a casa, quindi sono andato dritto in camera mia, e da lì sentivo mia madre che imprecava contro mio padre, chiedendogli cosa avesse fatto e cosa stesse succedendo”.

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