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Meno seggiolini, materiali sostenibili ed energia da distribuire al quartiere: il Nuovo Tardini

A breve il progetto definitivo verrà presentato in Comune

Sono giorni decisivi per la presentazione del progetto definitivo di rammodernamento dello Stadio Tardini, un asset strategico per il presidente del Parma Kyle Krause posto al centro della ‘rivoluzione americana’ sin dall’inizio del suo sbarco a Parma. Mentre sul campo il club è a caccia della continuità di risultati per proseguire in linea con l’obiettivo stagionale non dichiarato della promozione in Serie A, dietro le quinte i professionisti del gruppo Krause studiano per dotare la squadra e la città di un impianto nuovo, avanguardistico costruito in nome della sostenibilità ambientale, un tarlo per il presidente sul quale ha sempre fatto leva, anche nella costruzione del suo impero dall’altra parte del mondo.

Lo richiede il periodo storico nel quale viviamo, lo richiede la gente di Parma. Il progetto preliminare, giudicato troppo impattante, è stato ampiamente rivisto. Nei prossimi giorni sarà depositato in Comune, in Consiglio Comunale ci arriverà più avanti, il progetto definitivo che andrà poi discusso in condivisione con la cittadinanza: si prevede, prima del via libera, un coinvolgimento con i cittadini. L’iter dovrebbe essere simile a quello intrapreso da Inter e Milan per il discorso legato a San Siro e alla nuova Cattedrale che, con ogni probabilità, sarà la nuova casa delle squadre milanesi. A Milano sono in fase di Dibattito Pubblico, una procedura normata dal Ministero prevista per opere dal costo superiore ai 300 milioni di euro. Il progetto di Krause è ambizioso sì ma più modesto. Il suo desiderio è quello di cominciare con i lavori alla fine della stagione calcistica, nel mese di maggio, dando per scontato l’approvazione definitiva in Consiglio Comunale. Deve suscitare interesse e ottenere parere positivo da parte dell’opinione pubblica. Così facendo ci sarebbe il tempo tecnico per programmare – entro la fine dell’anno o alla peggio all’inizio di quello nuovo – tutto il materiale burocratico necessario per garantirsi l’inizio dei lavori. A breve, dunque è prevista la consegna del dossier al quale stanno lavorando gli uomini assoldati da Krause. Non si sa ancora che forma avrà il nuovo Tardini, ma di sicuro l’idea del presidente, che sosterrà tutta la spesa relativa alla ristrutturazione (si parla di 80-100 milioni di euro), è quella di far funzionare l’impianto tutto l’anno, non solamente durante le partite del Parma.

Ci sarebbe anche una data ipotetica, pensata per l’inaugurazione e fissata a cavallo del 2025-2026. Per questo diventerà fondamentale decidere dove giocherà il Parma durante i lavori. Se (e quando) dovessero partire i lavori, sarebbero due le strade: o rimanere al Tardini e procedere alla ristrutturazione per stralci, o andare a giocare a Bergamo sfruttando il rapporto di ‘amicizia’ e stima reciproca che si è creato tra i due club nel periodo in cui l’Atalanta ha dovuto affrontare le stesse problematiche logistiche che si augura di poter affrontare il Parma all’epoca della ristrutturazione del Gewiss Stadium. In caso di promozione in Serie A, come sperano tutti da queste parti, il Parma non potrebbe giocare nella vicina Piacenza (il Garilli non è omologato per gare di Serie A) o al Mapei Stadium di Reggio Emilia (già sede di Sassuolo e Reggiana). Il club è propenso ad accettare la soluzione di giocare al Tardini a lavori in corso. Ma è una decisione da prendere eventualmente più in la.

Mentre all’estero le società che ristrutturano o rifanno gli stadi ex novo puntano ad aumentare la capienza, il Parma pare intenzionato a ridurre il numero di seggiolini (a oggi sono 29mila) e mantenere una capienza di spettatori pari a 23.500 unità. La riduzione è dovuta al fatto che oggi il Tardini non ha vie di fuga per 29.000 persone. Ridurre i seggiolini, dunque offrendo ai supporters però maggiori comfort e un coinvolgimento emotivo forte. Intanto si procederà con l’installazione delle tettoie, per garantire copertura. L’idea del club è quella di aumentare i ricavi rispetto a oggi, ma anche dotarsi di un impianto talmente efficiente dal punto di vista energetico che l’energia prodotta alimenterà sì il Tardini ma sarà ridistribuita lungo tutto il quartiere. Nel progetto, secondo le prime indiscrezioni, viene indicato come il 30% dell’energia prodotta dovrebbe servire a supportare il funzionamento dell’impianto, mentre il restante 70% dovrebbe essere ridistribuita lungo il quartiere affinché la nuova costruzione possa avere benefici importanti per la cittadinanza. Il rivestimento esterno non sarà più in acciaio Cor-Ten, molto amato per la variazione cromatica dagli architetti. Era stato oggetto di critiche durante la discussione degli ultimi mesi, per questo sarà scelto un materiale iper sostenibile con l’intento di essere meno impattante e più performante. Un altro passo verso il sogno di KK, che ha investito molto anche a livello di infrastrutture, oltre che nel parco giocatori che fino ad ora gli ha dato poche soddisfazioni. 

fonte: parmatoday.it

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