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Cambi ‘stanchi’, errori e distrazioni: il Parma è già stanco?

Mentalmente soprattutto, la squadra di D’Aversa sembra arrendersi alla prima avversità. Certo, non è neanche fortunata: il quinto rigore fischiato contro nelle ultime cinque partite pesa…

Certo che creare otto occasioni da gol e portare a casa la miseria di neanche un punto deve essere frustrante. Se a questo dato aggiungi che due delle cinque occasioni create dal Verona sono praticamente farina del tuo sacco (il calcio di rigore generoso concesso da Valeri per fallo presunto di Bruno Alves su Di Carmine, la strada spalancata a Verre da Karamoh prima che il fantasista del Verona la offrisse a Pessina per il gol del vantaggio), puoi tranquillamente porti delle domande alle quali – entro domenica – devi dare delle risposte, visto che anche contro l’Inter il Parma ha mostrato ingenuità clamorose, accensione di spie che tormentano la testa di Roberto D’Aversa. “Purtroppo nell’azione della terza rete ci siamo fatti gol da soli – dice il tecnico dopo la partita -. Il rammarico è che in due partite avremmo potuto portare a casa quattro punti e invece ne portiamo zero, dunque bisogna lavorare sugli errori commessi e non ragionare su altro”.

A lavoro il Parma ci è tornato immediatamente dopo la sconfitta beffa di Verona: la partita, a tratti governata dai crociati, è andata più o meno come era andata quella vista tre giorni fa al Tardini, dove contro l’Inter il dominio era stato addirittura più netto. Le distrazioni, ieri come domenica sera, hanno fatto il resto indirizzando il risultato verso gli avversari. E ieri come domenica chi è entrato dalla panchina non ha fatto tutto quello che gli aveva chiesto D’Aversa: “E’ vero che quando si subentra bisogna dare qualcosina in più” – sibila il tecnico senza fare alcun riferimento preciso. Gervinho, Kurtic, Karamoh, Darmian, Siligardi non hanno certo realizzato quello che è riuscito a Empereur, Zaccagni e Pessina, gli ultimi due autori del secondo e del terzo gol dell’Hellas.

Pur senza riferimenti, è facile come chi sia entrato subito (Gervinho, Kurtic e Karamoh), non sia riuscito a mettere le mani sulla gara e a essere decisivo. Lodevole l’impegno di Yann, assente dai campi da novembre. Infortunio, lockdown e inattività forzata hanno arrugginito qualche ingranaggio, lo vedi da come si lascia rimbalzare due volte il pallone davanti agli occhi, in occasione del terzo gol del Verona. Sarà questione di concentrazione, di mancanza di cattiveria, di mancata predisposizione al sacrificio, ma tant’è, la macchia è rimasta su una partita nella quale il francese aveva impressionato positivamente per lo spirito con il quale era entrato.

E’ stato deludente lo stesso Kurtic, fermo anche quando sembrava muoversi. Fermo nella testa, nelle idee. Poco valore aggiunto da parte dello sloveno, assente ingiustificato come a Torino. E mentre il Verona si infilava nelle pieghe di una partita che ha visto il Parma calciare 13 volte, 5 in porta, c’era anche la variabile incalcolabile. “Il Verona ha pareggiato in una situazione in cui non c’era nessun tipo di problema, punizione o rigore – ha detto D’Aversa in conferenza – come sottolineato anche dai giocatori del Verona”. La variabile è Valeri, incalcolabile ma presente. Il pari scaturito da fallo dubbio – come sottolinea il tecnico nel post – è parso a tutti l’episodio chiave che ha indirizzato la partita, poi ripresa dal Parma e persa, per errori propri. Sui quali bisogna trovare un rimedio al più presto. Altrimenti c’è il rischio che la frustrazione di aver creato otto palle gol e non aver raccolto niente aumenti, di domenica in domenica. Così il malcontento cresce. 

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