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ESCLUSIVA FP – Corapi: “Il simbolo della rinascita? Il 2-0 alla Reggiana”

Quattro anni fa il centrocampista siglò su rigore il gol promozione dalla serie D alla Lega Pro. “I tifosi mi facevano sentire un giocatore di A nei dilettanti”

Ciccio, Ciccio, Ciccio!”. Era questo l’omaggio dei tifosi del Parma, poco avvezzi ai cori personalizzati, ad uno degli eroi della rinascita, Francesco Corapi, che quattro anni fa esatti realizzò su rigore il gol promozione dalla serie D alla Lega Pro. Il 2-1 al Delta Rovigo che significò il ritorno immediato nel calcio professionistico, a distanza di 300 giorni dalla dolorosa scomparsa del “vecchio” Parma Fc, porta la sua firma in una delle quattordici reti, forse la più importante, segnate nelle 87 presenze in maglia crociata nel giro di due stagioni e mezza, dall’estate 2015 al gennaio 2018 quando lasciò la squadra in B e si trasferì al Trapani. Tre mesi fa il ritorno a casa a Catanzaro senza mai dimenticare l’esperienza in Emilia e quanto accadde il 17 aprile 2016 al Tardini.  “Stamattina mi è uscito su Facebook il ricordo del video di quel rigore girato dal mio miglior amico in tribuna –confessa il centrocampista, classe ’85, in esclusiva a ForzaParma– è stato un momento bellissimo, sapevamo di aver vinto il campionato visto che il margine sull’Altovicentino era rassicurante però ci tenevamo in particolar modo a chiudere i conti davanti al nostro pubblico che ci incitò dal primo all’ultimo minuto. Un’emozione unica e una grandissima festa che non potrò mai dimenticare”.

Cosa ricorda del rigore?

Ti passa di tutto per la testa, è normale che la concentrazione fosse altissima. Poi ho provato un senso di liberazione e, allo stesso tempo, la soddisfazione di aver siglato il gol promozione“.

Quale partita le è rimasta nella mente?

Il 2-0 alla Reggiana nel primo derby di Lega Pro al Mapei Stadium, penso che lì sia scattato qualcosa dentro di noi. Lo definirei il simbolo della rinascita, non stavamo attraversando un periodo felice e venivamo dal cambio d’allenatore. Da allora non ci siamo più fermati..“.

Come giudica i due anni e mezzo di Parma?

Tutto fantastico dalla serie D in poi, al pari dei miei compagni mi sono sempre sentito un giocatore di serie A anche tra i dilettanti con una tifoseria da serie A. Tra me e la gente di Parma si è creato un feeling speciale fin dall’inizio, anche nelle altre squadre mi hanno apprezzato spesso per le doti umane oltre che quelle tecniche“.

Come si concretizzò il suo arrivo?

Devo ringraziare il mio procuratore, venivo da un grande campionato di serie C a L’Aquila e volevo legittimamente fare il salto di categoria. Si è presentata l’occasione di Parma, all’inizio ero titubante poi lui mi passò a prendere all’aeroporto di Bologna e durante il tragitto cercava di convincermi che non fosse la scelta sbagliata. Mi è bastato varcare la soglia del Centro Sportivo di Collecchio che gli chiesi subito “dove devo firmare?”: per chi come me era abituato alle strutture della serie C mi è sembrato di sbarcare in un altro mondo. E il presidente Scala mi fece una buonissima impressione”.

Il Parma potrà ambire in futuro all’Europa?

Assolutamente sì, il direttore Faggiano è molto preparato così come mister D’Aversa e tutto il suo staff. Quest’anno si sono confermati stabilmente nei piani medio-alti della classifica, è una società seria e ambiziosa che tenterà in tutti i modi di salire un gradino alla volta e riportare il Parma dove merita“.

Come sta trascorrendo la quarantena?

A casa da solo perchè mia moglie e i miei figli sono rimasti bloccati a Piacenza. Fortunatamente mi trovo vicino ai genitori e tra le mura domestiche me la cavo in maniera egregia. La ripresa del calcio? Ripartire vorrebbe dire che si sta tornando lentamente alla normalità, mi auguro che la situazione nel Paese possa migliorare il più in fretta possibile”.

Quanto desiderava tornare a Catanzaro?

Era da tanti anni che provavo a riavvicinarmi a casa, ma mancavano i presupposti a livello societario. Ora c’è il presidente Noto che sa il fatto suo, i progetti sono ambiziosi e ho colto la palla al balzo. Poi il campo d’allenamento è a due minuti da casa mia, meglio di così..”.

Cosa farà Corapi da “grande”?

Quando inizieranno a pesarmi gli allenamenti, arriverà l’ora di smettere. Per ora continuo a giocare con grande voglia e passione che è il motore trainante, il giorno in cui diventerà solo una questione economica appenderò le scarpette al chiodo. Mi piacerebbe rimanere nel calcio, preferirei un ruolo di campo magari da allenatore e non da ds”. 

 

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