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Mentalità, unione, gruppo: Gianni, l’uomo del destino, dice addio al calcio

Un vincente, giocatore decisivo in Lega Pro e in Serie B. L’infortunio lo ha penalizzato, adesso per lui un futuro da dirigente: lavorerà come osservatore

L’uomo del destino del Parma sta per dire basta: Gianni Munari si appresta a salutare il campo, sembra essere pronto per vestire giacca e cravatta e sedersi sugli spalti per ‘osservare’ da un’altra prospettiva il calcio. Quel calcio che gli ha regalato tantissime gioie e qualche dolore: l’ultimo il 21 aprile del 2018, quando negli ultimi minuti della gara con il Carpi il ginocchio ha scricchiolato. Infortunio del crociato, riabilitazione e ritorno in campo a ottobre, in tempo per il suo ultimo sigillo: la cessione all’Hellas Verona, ultima squadra in cui il re delle promozioni ha trionfato, ha accresciuto il suo palmares.

E’ stato l’ottavo campionato per Gianni, un vincente nell’animo, uno che non si abbatte mai. Uno da never give up, il suo motto che ha mutuato dal calcio inglese, dove pure ha gioito e si è saputo distinguere. L’anno al Watford gli ha permesso di aggiungere un tassello alla sua straordinaria bacheca che conta 8 campionati vinti: due a Lecce, dove Gianni ha lasciato il cuore nel vero senso della parola. Uno al Cagliari, uno a Genova sponda Samp, ha vinto al Watford, a Verona quattro mesi fa e a Parma. 

Due volte. Il ritorno in crociato dopo la parentesi con Donadoni è stata l’occasione per dimostrare il suo valore. Un doppio salto all’indietro:  Gianni è arrivato a gennaio 2017, in piena campagna acquisti, lasciando la Serie A e abbracciando il progetto vincente di D’Aversa e Faggiano e della proprietà che ha puntato su un leader. Ha garantito muscoli e fosforo al centrocampo oltre ad aver portato una buona dose di carisma e mentalità vincente. Ha permesso a D’Aversa di cambiare impostazione al suo gioco, quando con un pilone come lui davanti alla difesa ha potuto catalizzare un numero di palloni in più con l’aggiunta di tanti chili a centrocampo. La seconda gioia, la più nitida nei ricordi dei tifosi del Parma, nell’anno fantastico che ha concluso la cavalcata trionfale portando il Parma a rientrare nel calcio che conta dalla porta principale. La notte di La Spezia, Gianni l’ha vissuta da fuori, ma i suoi compagni sapevano che accanto avevano un giocatore, un uomo, un motivatore.

L’uomo del destino del Parma, quello del rigore numero cinque nella notte di Firenze, il 13 giugno contro il Pordenone, quello della doppia promozione, sta per dire basta dopo quasi 500 partite in carriera. In settimana Gianni prenderà una decisione, ha sul piatto l’offerta del Parma che vorrebbe servirsi del suo carisma a livello dirigenziale. Nelle vesti probabilmente di osservatore. Dai tempi di Donadoni, quando il campo lo vedeva poco e manteneva sempre l’atteggiamento positivo per il bene del gruppo, fino al suo ruolo fondamentale nelle ultime vittorie, dal rigore con il Pordenone, fino alla Serie A, passando per Lecce, Genova, Trieste e Verona, Palermo, Lecce, Firenze e Parma, arrivando fino a Watford, passando per Cagliari e tornando a Parma. Gianni, l’uomo del destino, sta per dire basta. Con il calcio, ma non con il Parma.

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