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ESCLUSIVA – Barbuti e l’amore di Parma: “Ero un tifoso che giocava”

L’indimenticato centravanti ex-crociato, che dal 2009 vive e lavora nella nostra città, ha deciso di raccontarsi in esclusiva ai microfoni di ForzaParma

BARBUTI SOTTO LA NORD. Tre sole stagioni, dal 1982 all’85, per un totale di 98 presenze e 37 reti sufficienti a entrare nel cuore dei tifosi e diventare uno dei giocatori più amati nella storia del Parma.

Massimo Barbuti, nato a San Giuliano Terme in provincia di Pisa, che dal 2009 vive e lavora nella nostra città, era un bomber vero che dava sempre il 101% in campo e si faceva apprezzare in termini di impegno, senso d’appartenenza e prodezze da fuoriclasse. Nell’immaginario collettivo è ricordato, anche e non solo, per la celeberrima arrampicata sulla rete della curva Nord, crollata senza conseguenze sotto il peso del pubblico in visibilio, subito dopo il gol segnato ai “nemici” della Carrarese.

LEGGENDA E RIMPIANTI. Gli sono bastati quei venti secondi d’esultanza a proiettarlo nella leggenda, ma il suo fu un gesto vero, sincero e genuino verso una piazza che è diventata una sorta di seconda famiglia. Tanto da fargli dimenticare il mancato passaggio al Barcellona da ragazzino (venne chiamato in una tournée ai tempi dello Spezia) e, successivamente, il trasferimento saltato all’età di 28 anni in direzione Inter che cercava una terza punta, optò alla fine per Garlini che guadagnò sempre più spazio grazie all’infortunio di Rummenigge, ma si scontrò con le richieste esose di tre miliardi di lire avanzate dall’Ascoli e dal suo presidente Costantino Rozzi. Meglio pensare a Parma che ormai lo ha adottato. “Ricordo la prima volta che arrivai a Parma nel lontano ’82 davanti all’hotel Maria Luigia -racconta in esclusiva ai microfoni di ForzaParma.it– fissai un muro alla mia sinistra e dentro di me dissi “questa è la mia città”. Mi piaceva tutto, mi sembrava già di conoscerla. Dopo l’incontro con il direttore Sogliano non vedevo l’ora di iniziare“.

Ma l’avventura non partì nel verso giusto.
Una sera assieme a mia moglie e ai miei figli stavamo guardando in tv ItaliaArgentina dei Mondiali ’82, abusai un po’ troppo degli stuzzichini e il giorno dopo mi ricoverarono d’urgenza per un’appendicite. Doveva essere una cosa abbastanza rapida ma sbagliarono l’operazione e restai due mesi in ospedale saltando tutto il ritiro. Ci stavo lasciando le penne, il presidente Ceresini e Sogliano vennero a trovarmi in ospedale a Lucca e si misero le mani nei capelli: ero dimagrito di 18 kg, sentivo dolori forti e faticai a riprendermi. Poi appena tornato a casa impiegai tre giorni a raggiungere il Parma in ritiro a Tizzano ma non riuscivo a salire e scendere le scale perché non avevo più la muscolatura. Ci misi tanta pazienza e buona volontà, il prof. Pincolini mi programmò una preparazione a parte per farmi rientrare il prima possibile“.

E all’esordio in campionato fece subito centro.
Alla fine, dopo aver saltato la Coppa Italia, riuscì a giocare la prima partita di campionato ma non potevo essere al meglio della forma. Affrontavamo la Spal, la mia vittima preferita in carriera, e segnai di testa al termine di una bella azione sulla sinistra di Cannata. Ne feci anche un altro che fu annullato però il gol mi aveva dato fiducia e sentivo un grande entusiasmo attorno a me“.

Poi al Tardini arrivò la Carrarese e quell’esultanza entrata di diritto nella leggenda.
Ero in condizioni disastrose e non avevo forza ma riuscì ugualmente a tirare giù una rete. Meno male che Pari mi spostò in tempo -sorride- all’epoca il Parma era gemellato con lo Spezia, nemico giurato della Carrarese. Mi è venuta spontanea dal cuore, l’ho fatto anche da altre parti“.

Come si spiega l’amore infinito di Parma nei suoi confronti?
Ero un tifoso che giocava, vedevano in me uno di loro che stava in campo. Un po’ scapestrato, partecipavo alle feste e non mi risparmiavo mai. Sicuramente ho ricevuto e sto ricevendo ancora molto di più di quello che ho dato. Continuavo ad avvertire l’affetto anche quando mi invitavano a fine carriera a delle premiazioni e me ne accorgo tuttora da quando nel 2009 ho deciso di trasferirmi a Parma per lavoro“.

È vero che alla vigilia non riusciva a rimanere calmo?
All’epoca non si andava in ritiro pre-partita, si cenava insieme e poi ognuno a casa sua. Non riuscivo mai a dormire e siccome abitavo in via Torelli vicino al campo alle 6 del mattino ero già allo stadio a pulirmi le mie scarpette e chiacchierare con il magazziniere Sani. Sentivo fin troppo la partita e questo spesso mi ha frenato: pensi che all’andata mi fermai a due gol poi esplosi nel girone di ritorno. La più bella partita in assoluto? VicenzaParma 1-4 in cui siglai una doppietta, è stata una lezione di calcio paurosa. Eravamo una famiglia, ho sempre considerato Ernesto Ceresini come un padre e il figlio Fulvio un fratello per me“.

Qual è il segreto della rinascita del Parma?
Aver trovato nell’anno zero imprenditori locali che nella vita hanno costruito il mondo intero e fanno parte di quelle rare persone che con la forza e la volontà sono riuscite ad avere successo nel loro lavoro. Quella è la chiave di svolta poi dal lato tecnico serve gente preparata che sappia scegliere e valutare bene. Ma un entusiasmo così non lo vedevo da tanto tempo a Parma, c’è stata una ribellione dei parmigiani che non hanno lasciato sola la squadra dimostrando un grandissimo attaccamento, persino oltre le mie previsioni. Una cavalcata trionfale, merito della competenza di tutte le figure che hanno remato nella stessa direzione anche e soprattutto nelle difficoltà. Questo gruppo, dai giocatori fino ai tifosi, è stata una corazza che ha sfondato ogni barriera“.

Dove può arrivare il Parma?
Partire bene di sicuro influisce, il Parma può essere la sorpresa a lungo termine. Ultimamente rende anche in casa ma gioca meglio fuori per le caratteristiche dei suoi migliori elementi“.

Cosa ne pensa di Inglese? Le assomiglia?
Da osservatore del Parma l’ho seguito diversi anni fa al Lumezzane, faceva la seconda punta. È un buon giocatore, tecnicamente dà l’anima ma mi rivedo più in Amauri. Siamo simili in tutto: grosso, massiccio, capelli lunghi, come atteggiamento e modo di correre“.

Come giudica la favola di Lucarelli a Parma?
Chapeau, è il numero uno nella storia del Parma. La fortuna degli allenatori non è tanto il tatticismo e il saper leggere le partite ma è avere delle persone intelligenti che danno il cuore. Lucarelli è una grandissima persona dal punto di vista umano e caratteriale dentro e fuori dal campo, lui più di altri rappresenta il simbolo del Parma negli ultimi anni perché ci ha messo la faccia nei momenti critici e, al di là della dirigenza, è il principale artefice della rinascita”.

Ci sarà un futuro per Barbuti nel mondo del calcio?
Mi piacerebbe molto insegnare calcio ai ragazzini, dare lezioni di tecnica e tattica individuale iniziando dai fondamentali. Da piccolo facevo tutto da solo, mi costruivo le porte e litigavo sempre col prete della parrocchia accanto“.

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