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Il personaggio

Franco, Palermo ti aspetta: Vazquez a caccia del primo gol

El Mudo in campionato non ha ancora segnato. Sabato torna a Palermo per la prima volta da ex

Oggi è la mente del Parma che si è caricato sulle spalle, una squadra intera che si muove attraverso le sue giocate. Ieri è stato il volto spensierato del ragazzo di Villa Carlos Paz, che ha irrorato Palermo della sua luce e ha fatto divertire il Barbera con le sue giocate. Franco Damiàn Vazquez, in ogni caso è stato ed è ancora oggi un uomo che fa bene al calcio: è pronto, dopo 2.365 giorni, a tornare in quella che per anni è stata la sua casa, la casa di un ragazzo di 23 anni arrivato letteralmente da un altro mondo che ha rischiato di incrociare nel suo destino prima il Parma del Palermo. E’ successo una decina di anni fa prima che Franco, un giovanotto argentino pieno di belle speranze, diventasse Vazquez. Stava per salutare il Belgrano, società commissionata per via dei problemi finanziari. Il suo sogno era l’Europa, come quello di tantissimi sudamericani cresciuti con il mito dell’Italia e della Serie A. Soffiava sul fuoco della speranza che attraversa quasi tutti i gringos del pallone: gettare la maschera e misurarsi con palcoscenici dei campionati top. Con quella speranza, Franco ha fatto tappa a Parma in gran segreto più di dieci anni fa. Il direttore dell’area tecnica di quel periodo, Antonello Preiti, aveva praticamente chiuso il suo acquisto tanto che assieme al procuratore el Mudo era arrivato in città per sbrigare le pratiche relative al tesseramento, prima della firma sul contratto che lo avrebbe legato al Parma. Peccato che l’affare sia slittato, per via di una richiesta del Belgrano che si è rivelata più alta rispetto ai patti sottoscritti in precedenza. Vazquez è rimasto chiuso in un albergo per qualche giorno prima di fare ritorno in Argentina, dopo aver visitato la sede – all’epoca dislocata al Tardini, lontana dai campi di Collecchio – dove el Mudo adesso è una specie di istituzione. Lo è stato per Maresca, lo è adesso per Pecchia e lo fu nell’interregno di Iachini, ultimo allenatore con il quale il dieci del Parma ha abbattuto il suo precedente record di gol raggiunto proprio con lo stesso allenatore al Palermo sei stagioni prima. Furono 10 (più 11 assist) in 37 partite in Serie A, giocate da seconda punta. 

L’anno scorso in Serie B sono stati 14 in 35 partite, 10 in 22 gare con Beppe alla guida. Quest’anno non si è ancora sbloccato, non gli era mai successo dopo 11 partite di campionato di rimanere senza gol. Sabato proverà a giocare anche per invertire l’andamento dei numeri, nella sua Palermo. Quella salutata dal suono estasiato di 33mila battimani nel maggio del 2016, lasciata in festa per la salvezza in Serie A. La sua cessione al Siviglia ha rappresentato l’ultima grossa plusvalenza dell’era Zamparini, che però non è servita a salvare il club. Sabato si affaccerà per la prima volta da avversario al Barbera. La gente lo aspetta lì dove tutto è cominciato, molti hanno acquistato il biglietto per rivederlo all’opera – seppure con addosso un’altra maglia -. Quella del Parma che veste ormai da due stagioni e che, in caso promozione in Serie A, gli regalerebbe l’occasione di vestirla per la terza, dato che scatterebbe il rinnovo automatico. A proposito: il suo entourage e i dirigenti del Parma stanno ragionando su un possibile rinnovo a prescindere dall’esito del campionato. Le parti lavorano in un clima di massima cordialità al prolungamento di questo connubio che il club non ha fretta di siglare, per ora. Sono andati in questa direzione gli ultimi incontri: di questi periodi viene prima il campo. Il Parma sta andando bene, la scure degli infortuni ha tagliato diverse soluzioni a Pecchia che si ritrova un manipolo di calciatori più Franco pronto a guidarli anche a Palermo.

La sua città, quella in cui ha fatto meraviglie assieme all’amico Dybala, quella che gli ha regalato la Nazionale italiana – seppure per due partite con Antonio Conte alla guida -, la Palermo dove ha portato la sua Agostina che nel frattempo è diventata sua moglie e gli ha dato un figlio, la Palermo della villa a Mondello, degli asados con i compagni sudamericani e Maresca (per il quale ha accettato il Parma e la Serie B). Palermo è rimasta la stessa che ha conosciuto Franco. L’ha lasciata dal ritiro di Bad Kleinkirchheim e l’ultimo a salutarlo prima di salire in auto, dandogli i biglietti per l’aereo, è stato proprio l’attuale Team Manager del Parma, Alessio Cracolici. Era stato convocato in ritiro anche se sapeva che sarebbe stato ceduto. Si era allenato senza partecipare alle amichevoli. Incroci e pensieri che si intrecciano inevitabilmente in queste ore. A Palermo c’è ancora la sua spiaggia, rifugio sicuro nelle giornate in cui fu costretto ad allenarsi co la Primavera rosanero perché per lui non c’era spazio nella lista per la Serie B; è ancora lì il ristorante Poldo, tappa fissa per el Mudo che torna in Sicilia da uomo maturo, con in tasca un’Europa League e un sogno, un altro: portare il Parma in Serie A.

 

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