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Il Pagellone della stagione: una cavalcata trionfale

Da Man a Bernabé, passando per Delprato e soci: tutti i protagonisti di un anno indimenticabile 

Da Man a Bernabé, passando per Delprato e soci: tutti i protagonisti di un anno indimenticabile

La splendida cavalcata del Parma nei voti dei suoi protagonisti. Il pari con il Bari è valso il ritorno aritmetico in Serie A. I voti di una stagione da ricordare.

La difesa

Chichizola 7 – Aveva sulle spalle un’eredità pesante: quella di Buffon che era stato suo compagno di squadra l’anno prima. Di lui si ricordano pochi svarioni (con il Bari all’andata e un gol subito da centrocampo da Brunori) e qualche intervento decisivo. A Palermo, su Mancuso, l’ultimo. Costanza di rendimento nel gioco con i piedi, spesso un libero aggiunto.

Circati 7,5 – Ha raddoppiato le sue presenze rispetto all’anno scorso, ha segnato un gol d’oro (nel pari con la Samp) ha trovato continuità e un posto quasi fisso nelle gerarchie di Pecchia. Che sia un primo passo verso una carriera importante? Lo vedremo, intanto Alessandro da Fidenza ha dato il suo apporto: abile nel gioco aereo, bravo nell’uno contro uno. Deve migliorare in uscita e conduzione, ma ha 21 anni. E tutto il tempo per farlo.

Osorio 6,5 – Troppi su e giù, eppure è un giocatore di livello internazionale. Fosse più dentro le partite, disciplinato e concentrato il suo posto non sarebbe in discussione. Ha finito in crescendo, riacquistando sicurezza e freschezza fisica. Ha comunque dato una mano.

Balogh 6 – Ritrova la Serie A dopo averla solo assaporata nella prima annata disgraziata con Krause presidente. Più continuo, ha alternato buone prestazioni e qualche uscita in cui è venuta fuori, in maniera evidente, la leggerezza dei suoi vent’anni. Intanto festeggia la promozione, sperando nella convocazione all’Europeo con l’Ungheria di Marco Rossi.

Di Chiara 7 – Arriva con un ritardo di preparazione che lo penalizza nella rincorsa a una maglia da titolare. Pronti via, assist alla prima contro il Catanzaro, poi perde di brillantezza prima di riprendersi e chiudere con convinzione. In una macchina che a un certo punto sembrava funzionare alla perfezione, anche l’ingranaggio Di Chiara ha fatto la sua parte.

Ansaldi 6 – Pecchia aveva chiesto a gran voce che rimanesse. La società lo ha accontentato. Solo don Fabio poteva sapere dell’importanza di avere in gruppo un giocatore come Cristian. Piano piano, durante l’anno, se ne sono accorti tutti. I campionati si vincono anche così.

Delprato 8,5 – Capitano con la C maiuscola, è cresciuto in personalità e rendimento. Affidabile, sicuro, funziona ovunque: da terzino, da centrale, da uomo squadra. È lui il volto della squadra che ha dominato la Serie B. Ci ha messo la firma con due gol pesantissimi. Uno, al 95’, contro il Pisa che ha indirizzato palesemente la stagione. Aveva cominciato a essere decisivo con un assist per Colak. Annata fantastica, finita con il giusto premio.

Coulibaly 6,5 – Sembra un altro rispetto a un anno fa. La sua maturazione non è ancora completa, ma quest’anno il suo lo ha fatto eccome, prima di finire misteriosamente ai margini per sette partite. A destra, a sinistra, la sua corsa è tornata utile a Pecchia che sa esaltare i giocatori tecnici e veloci come lui.

Zagaritis 6 – La cura Pecchia ha rigenerato anche lui che, in fretta e in furia, ha disfatto le valige e ha rimesso tutto nell’armadietto a Collecchio, accettando la situazione con grande professionalità. Sei presenze nelle prime sei partite, poi panchina e qualche apparizione dove ha mostrato segni di miglioramento tangibile.

Il centrocampo

Estevez 8 – Il giocatore tatticamente più intelligente di Pecchia che si sente soprattutto quando non c’è. Un paradosso ma neanche troppo: indispensabile, bussola, orienta l’orchestra crociata. Tre gol, mai così tanti in un’annata, forse neanche in tutta la sua carriera. Alfa e omega: insostituibile o quasi.

Bernabé 9 – Leader tecnico, calciatore duttile, bello da vedere con quel mancino radente e una corsa rapida e poderosa, quasi sempre con la palla al piede. 8 gol in campionato, uno in Coppa Italia per la sua stagione da record dal punto di vista realizzativo, senza dimenticare la propensione a mandare in porta i compagni. Un po’ mediano, un po’ mezzala, trequartista: del calcio fluido di Pecchia è il manifesto. parma-lecco-bernabe

Sohm 6,5 – La media tra la grande prima parte e la seconda deludente. Troppi su e giù: un gironde d’andata da centrocampista box to box di quelli che amano in Inghilterra. Devastante dal punto di vista fisico: accelerazioni che spaccavano le difese avversarie, micidiale in ripartenza. Poi si è eclissato tornando l’altro Sohm, quello ammirato per qualche anno.

Hernani 7 – La stagione di Azevedo spiega bene il perché Pecchia lo avesse chiesto un anno prima. Fisicità, tecnica e qualche randellata da mestierante. Il tutto condito da tre gol e tre assist. Decisiva la zampata con lo Spezia. Affidabile, sempre sul pezzo, un dodicesimo uomo ideale.

Camara 6,5 – Resta ancora da limare dal punto di vista caratteriale: troppo emotivo. Da subentrante spesso ha trovato la scintilla giusta per accendere il grande fuoco. In copertina per il super gol, al 101’, contro il Venezia. In quell’occasione il Parma deve aver raccolto le forze per il balzo in Serie A.

Cyprien 6 – Rispolverato, restituito al calcio dopo che era finito ai margini della rosa e si allenava sui campi della Primavera. Ha fatto in tempo a mettere insieme 16 presenze marchiate da due gol. Uno con la Ternana, uno con il Cosenza. A Pecchia serviva un centrocampista, bravo lui a farsi trovare pronto a stagione cominciata.

Hainaut 6 – Cinque presenze in stagione, un assist, un’espulsione e il premio promozione. Non male, Antoine!

L’attacco

Benedyczak 8 – Il ragazzino sta facendo il salto in termini di personalità, Pecchia gli ha cucito il ruolo di esterno d’attacco che deve andare profondo attaccando la porta lateralmente. Dieci gol in stagione, in una delle gare della svolta (contro il Pisa al ritorno) c’era pure lui. E ha timbrato il cartellino.

Mihaila 6,5 – Viaggia spesso sull’onda dell’emotività. Oggi c’è, domani chissà. Alterna prestazioni vuote a partite piene. Ma quasi mai riesce a incidere come vorrebbe e come ci si aspetta da un giocatore della sua tecnica. Mette in tasca cinque gol e un paio di assist. Fa il suo.

Begic 6 – Nelle prime partite aveva dato l’impressione di prendersi un posto al sole. Ma la sensazione è svanita presto. Marginale, in fondo trovare spazio in un reparto collaudato e pieno di talento era difficile. Ritmi compassati per quel poco che si è visto. Ma è festa anche per lui.

Man 9 – Undici gol e cinque assist, a lungo il giocatore più decisivo della Serie B. Per Pecchia è stato una fonte di gioco e di soluzioni inesauribili. Corsa, dribbling, falli presi. Un piacere vederlo sgroppare, un bel problema da risolvere per gli avversari. Forse la stagione della consacrazione?

Partipilo 6,5 – L’infortunio all’adduttore tra ottobre e novembre ha contribuito a frenarlo. È arrivato come un colpo di mercato, ha messo dentro tre gol. Numeri lontanissimi rispetto a Terni. Ha dato comunque un contributo da alternativa.

Bonny 8 – L’uomo che è cresciuto di più con Fabio Pecchia è ‘Angelo’: non sarà il nove classico, la punta che si mette lì e fa a botte con i difensori avversari, ma è stata comunque una prima firma in questa lunga epopea, decisivo nei movimenti dell’intero reparto offensivo. Ha giocato per la squadra, migliorando il suo rendimento in maniera costante. Nei cinque maggiori campionati europei e rispettive seconde divisioni, solo Sávio (aprile 2004) e Abdul Fatawu (marzo 2004) sono più giovani di Ange-Yoan Bonny (ottobre 2003) tra i calciatori che hanno servito almeno 7 assist in questa stagione. Non è poco.

Colak 6,5 – Doveva essere il nove capace di risolvere i problemi del gol. È stato un comprimario con un ruolo marginale nell’undici di Pecchia che non prevedeva il centravanti, evidentemente. Un cortocircuito di mercato? Forse. Di sicuro non è stato il rinforzo atteso, né ha avuto il minutaggio che forse lui stesso sperava di avere. La zampata di Pisa aveva illuso tutto, compreso lui.

Charpentier 7 – Il gol al Palermo, per il 3-3 definitivo in una delle tante partite della svolta, lo ha restituito al campionato. Un altro calciatore, rispetto a quando è arrivato. Tra spezzoni e partite intere ha trovato il modo per entrare in questa cavalcata. Ha accettato l’idea di essere un’alternativa ai titolari, anche se nel dizionario di Pecchia titolari e riserve sono due parole che non esistono. man-lapresse.it-2

L’allenatore

Pecchia 9 – Don Fabio ha centrato la terza promozione della sua carriera, riportando il Parma in paradiso dopo diverso tempo. Gestione perfetta dello spogliatoio, con quel ‘tutti dentro’ diventato a un certo punto uno slogan anche per i suoi calciatori. Ha valorizzato diversi calciatori, dando alla squadra un’anima e un’idea sempre riconoscibili. Alle volte si è divertito con qualche esperimento, ma il suo gioco è stato a tratti divertente. Per una grande cavalcata.

 

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