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Bergonzi: “Arbitri concentrati al massimo anche giocando a porte chiuse”

L’ex fischietto di Serie A: “Manca il pathos, bisogna gestire un altro tipo di partita. È strano sentire l’eco delle voci dei giocatori”

In questi gironi si è discusso spesso sull’approccio alle gare che potranno avere i giocatori sapendo di dover giocare a porte chiuse senza la proverbiale spinta che danno i tifosi. Ma com’è arbitrare senza spettatori? A spiegarlo è Mauro Bergonzi, ex arbitro di Serie A e attuale club manager dell’Alessandria.

Arbitrare a porte chiuse è strano, fa strano sentire l’eco delle voci dei giocatori. Manca il pathos, ma per l’arbitro non cambia molto perché bisogna comunque rimanere molto concentrati – ha detto a Radio Sportiva – Bisogna gestire un altro tipo di partita sicuramente. La situazione per l’emergenza legata al coronavirus è grave e di emergenza, la cosa più sensata era giocare a porte chiuse anche se si poteva fare una settimana prima. Bisogna attenersi alle disposizioni governative senza protestare e godiamoci il calcio anche come momento di distrazione“.

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