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Coraggio e personalità, la “resurrezione” dei crociati

Il doppio cambio di modulo, un atteggiamento più propositivo e il pari strappato in rimonta tra le note più liete del turno pre pasquale contro il Milan

Nel momento più delicato della stagione il Parma ha fatto quadrato ed è ripartito a caccia di una salvezza ora sempre più a portata di mano. Nelle ultime tredici giornate la sola vittoria ottenuta resta quella sul Genoa ma il pari con il Milan al Tardini, il terzo di fila dopo i due a reti inviolate di fronte a Torino e Sassuolo, può rappresentare uno snodo cruciale nell’attuale campionato e segna una decisa inversione di tendenza.

MODULO PROMOSSO. Innanzitutto, sul piano del modulo che, già sdoganato due settimane prima davanti ai granata di Mazzarri, stavolta è stato esaltato alla perfezione da tutti i suoi interpreti (una menzione particolare agli esterni Gazzola e Dimarco, poco utilizzati per scelta tecnica e infortuni ma capaci di aiutare i compagni in entrambe le fasi). I rientri di Alves e Gervinho hanno innalzato il tasso qualitativo e d’esperienza dell’undici iniziale che nel non più inedito 3-5-2 è riuscito a imbrigliare la manovra lenta e imprecisa dei rossoneri e nello stesso tempo a rivelarsi più aggressivo e propositivo dalla cintola in su. Niente paura e timori reverenziali al cospetto della quarta forza in classifica ma coraggio e personalità da vendere, soprattutto, nei primi 45′ come raramente si era visto in questa stagione al Tardini.

SFORZI PREMIATI. Tanto che in molti, complice il gran caldo e l’alto dispendio di energie, avevano ipotizzato all’intervallo un calo dei crociati nel corso della ripresa che, però, in realtà non si è verificato. Il Milan, obbligato a vincere, ha inserito Cutrone e Castillejo passando ad uno spregiudicato 3-4-1-2 e si è ritrovato quasi a sorpresa in vantaggio a metà ripresa grazie al colpo di testa, per certi versi casuale, dell’esterno spagnolo. Ma, nonostante i precedenti poco beneauguranti (tra gol incassati nel secondo tempo e poche rimonte compiute a differenza delle diverse subìte), il Parma non si è perso d’animo aiutato dalle mosse in corsa del tecnico D’Aversa che ha buttato dentro Siligardi e Sprocati tornando al classico 4-3-3 senza un vero terminale offensivo. Proprio Siligardi ha centrato il palo a freddo e dopo un’altra ghiotta occasione capitata sui piedi di Kucka, a suo agio nel nuovo sistema e particolarmente ispirato, è stato capitan Alves a premiare gli sforzi dei padroni di casa trasformando la punizione gioiello del definitivo e meritatissimo 1-1.

RIMONTA INEDITA. E’ un paradosso che, al culmine di una prestazione convincente a livello di gioco e pericoli creati (Donnarumma ha tremato più di Sepe che si è limitato a compiti di ordinaria amministrazione), per segnare sia servito un calcio da fermo e, nello specifico, l’invenzione di un singolo ma in partite determinate, in larga parte, dagli episodi era essenziale, in primis, non perdere anche al fine di non interrompere la striscia positiva in atto da tre partite. E nel processo di crescita il punto strappato in rimonta al Milan è un evidente salto in avanti se rapportato all’ultimo ko casalingo contro l’Atalanta. Allora furono gli orobici a ribaltare il risultato e prendere decisamente il sopravvento nella ripresa, cancellando anche le buone impressioni destate dai ducali nel primo tempo. Un tallone d’Achille che è costato finora parecchi punti ma non ripetuto nel turno pre pasquale grazie all’atteggiamento, alle motivazioni e alla migliore condizione fisica mostrate dall’inizio alla fine. E di una compattezza mai smarrita tra squadra e tifosi, emblematica la festa finale sotto la curva Nord, che può già valere mezza salvezza.

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