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E da Pordenone urlano ancora: “Quel rigore c’era”

Il Messaggero veneto intervista Buratto: “Il contatto l’ho subito, il rigore c’era. Come posso dimenticarlo? Frattali uscì, mi toccò e caddi. Era rigore”

Il rigore c’era“. Sono passati più di quattro anni, ma quella sulla pelle di Matteo Buratto – ex calciatore del Pordenone oggi a Campodarsego, in Serie D – è una ferita che brucia ancora. Parlarne adesso, nella settimana della sfida contro il Parma, è sintomatico di come non sia passata ancora.  Accettare la sconfitta, a quanto pare, non è semplice. Però poi siamo noi che quando un giocatore, non della nostra squadra, si leva dal collo una medaglia per il secondo posto, insorgiamo su Facebook. Con la pretesa di impartire lezioni di stile, di vita.

Il contatto l’ho subito, il rigore c’era. Come posso dimenticarlo?“. E’ l’attacco dell’intervista realizzata da Il Messaggero veneto, a Matteo Buratto, in riferimento alla sfida Pordenone-Parma, uno dei pochissimi precedenti tra le squadre, in semifinale play off di Lega Pro. “Se rivivo quel momento? Centinaia, migliaia di volte. Ho perso il conto. La linea difensiva del Parma lesse male la traiettoria, io attaccai lo speazio, credevo in quel pallone. Frattali uscì, mi toccò e caddi. Tutta la nostra panchina si alzò in piedi, chiese il rigore che c’era. Non ci volevo credere. Un peccato perdere ai rigori. Pochi giorni dopo vidi la finale in tv. Rosicavo. Vedevo che sotto il profilo atletico potevamo dire la nostra“.

 

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