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Bernabé, la speranza del Parma: ma è difficile trattenerlo

Sullo spagnolo di Barcellona c’è l’interesse di Sassuolo e Torino. Per il Parma vale dieci milioni di euro

Quando Adrian Bernabé entra in campo per il riscaldamento noti subito che ha più fame degli altri. È concentrato, con l’occhio fisso sul terreno di gioco. Deciso, sa cosa e come bisogna fare, a differenza di diversi suoi compagni che appaiono un po’ svagati, distaccati da ciò che li circonda. Sabato, nella partita contro il Südtirol, le giocate dello spagnolo hanno rappresentato per i tifosi l’unico motivo valido per sorridere. Giocate che, nello stesso tempo, hanno certificato quanto sia complicato tenere in cassaforte il diamante di Barcellona. Quasi impossibile, nel malaugurato caso in cui il Parma dovesse rimanere in Serie B. Sul ragazzo infatti sono fissi gli occhi di diverse pretendenti. Ultima in ordine di tempo il Sassuolo di Dionisi che, per stile di gioco, si è interessata al centrocampista spagnolo legato al Parma da un contratto che scade nel 2025. Anche il Torino di Juric – da sempre attratto dai giocatori che abbinano quantità a qualità – lo monitora. Il club di Krause lo valuta intorno ai dieci milioni di euro, numeri che in Italia sono difficilmente trattabili in un periodo storico come questo, segnato da forti difficoltà economiche per la maggior parte dei club. Ci sarà tempo per questi discorsi.

Intanto sabato scorso, Bernabé ha rappresentato una delle pochissime luci in una partita piena di ombre per il Parma che in casa non segna da tre gare consecutive. Nel ruolo di mezzala destra, complice l’assenza di Vazquez per squalifica, lo spagnolo ha lavorato in maniera splendida una grande quantità di palloni (123, più di tutti i giocatori in campo), andando al tiro 6 volte. Suo l’unico finito nello specchio della porta di Poluzzi. Funziona bene, ultimamente, Bernabé e cresce di condizione. Senza Franco cala solamente alla distanza a causa del suo modo di giocare: in fase di non possesso è il primo a salire sulla linea della punta per andare a prendere l’avversario che manovra in costruzione. Pecchia gli ha dato il compito di riconquista immediata per poi cercare la verticalità o sfruttare le sue capacità balistiche. Ha una grande facilità di tiro, vede la porta ma operando a piede invertito impiega un tempo di gioco in più per arrivare alla conclusione. E spesso, con la necessità di spostarsi la palla sul piede forte, si trova di fronte l’avversario che ne legge le intenzioni. I suoi strappi sono ossigeno per un Parma che, finché ce l’ha, si aggrappa anche a Bernabé per uscire dall’anonimato.

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