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Parma in versione ‘buon samaritano’

Otto punti nel girone di ritorno, squadra ridotta ai minimi termini: senza big rischia di trovarsi invischiata nella lotta per non retrocedere

Il Parma continua la sua missione di carità in giro per gli stadi italiani. In modalità ‘buon samaritano’ la squadra di D’Aversa si è lasciata andare anche a Frosinone, riuscendo nell’impresa di far centrare ai ragazzi modesti di Baroni una storica vittoria. Mai prima di mercoledì sera, allo Stirpe in questo campionato, i tifosi frusinati avevano festeggiato i tre punti. Ci ha pensato il Parma rimaneggiato, ridotto all’osso, capace di auto punirsi con una semplicità sconcertante, a regalare un sorriso a chi è in difficoltà, pensando che la filantropia possa aiutare prima o poi.

Magari poi, dato che prima aver dilapidato un autentico patrimonio non è stata sicuramente la migliore delle mosse. 12 lunghezze dalla terzultima costituivano una bella roccaforte, demolita con le proprie mani da una squadra che si è regalata completamente agli altri. Questa volta il ‘Lazzaro’ di turno (con tutto il rispetto) che si è alzato e ha camminato è stato il Frosinone, capace di fare cinque punti solamente in tutte le partite che ha disputato allo Stirpe e ieri uscito vittorioso quasi per magia.

Prima era toccato alla Spal, capace di rimanere senza vittorie esterne per mesi (a ottobre risalivano gli ultimi tre punti dei ragazzi di Semplici) poi è stato il turno dell’Inter (avversario di altra caratura), dopo ancora la volta del Cagliari, rivitalizzato dal buon Parma capace di mettere sul piatto punti importanti e lasciarseli alle spalle con rimpianto. A otto giornate dalla fine, la squadra di D’Aversa tiene, o almeno crede di tenere, a bada le inseguitrici, che macinano chilometri e corrono per stravolgere verdetti (vedi l’Empoli) che in Serie A non si danno per scontato mai.

Un girone di ritorno infernale, specchio riflesso di un cammino che all’andata ha sorpreso e gonfiato il petto di ogni tifosi del Parma che adesso ha quasi paura di ritrovarsi invischiato in una lotta che non appartiene alla squadra. Non tanto per la qualità della rosa, ma perché le armi per affrontarla non le ha. Soprattutto quelle psicologiche per domare la paura e tenere a bada le ansie che inevitabilmente scaturiscono da una fiducia che si è un po’ persa e che deve per forza di cose essere ritrovata. Da subito. Forse il tonfo si è trascinato dietro un’eco così forte perché forte era stata la scalata e più in alto vai più rumore fai quando sfinito cadi. Sfinito come sembra essere il Parma, capace di raccogliere il misero gruzzolo di otto punti nel girone di ritorno, che in nome di questo exploit sorprendente dell’andata ha forse illuso qualcuno che potesse remare e lottare per altri lidi.

E invece pare che in pochi si siano accorti di una rosa che ha dato il massimo, di giocatori che sono andati oltre le aspettative. Un’illusione amara che si sta svelando per quella che è: otto, mercoledì sera, i giocatori reduci dalla Serie B che D’Aversa ha mandato in campo. Gente affidabile, per carità a cui si aggrappa una città intera. Però le differenze alla lunga emergono e una rosa come quella del Parma le sta pagando adesso che mancano, tutti insieme, i cosiddetti big (anche acronimo di Biabiany, Inglese e Gervinho, tridente titolare) compreso Bruno Alves, leader carismatico che tiene in piedi tutti e fa da collante. Non è dato sapere quando e come questa missione di carità debba finire. Tutti sperano presto.

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