Ritiro, VAR e rimborsi: la questione arbitrale pesa sulla ripartenza del campionato

Il protocollo riguardante i fischietti italiani è al varo di AIA e CAN ma non è in linea con quello della Federcalcio

Tra i tanti fattori da tenere in considerazione per la ripartenza dei campionati, o forse sarebbe meglio dire del campionato di Serie A, c’è quella legata agli arbitri. Anche per le ex giacchette nere, infatti, sono al vaglio dell’AIA e della CAN apposti protocolli per far sì che questi possano operare nel massimo della sicurezza e per farlo non è detto che si debba andare verso delle normative regolamentari.

Secondo quanto riporta il Corriere dello Sport, gli arbitri dovrebbero radunarsi il 24 maggio a Coverciano o Roma-Acqua Acetosa per sei giorni di test, i primi tre medici, i secondi fisici per poi fare rientro alle proprie abitazioni per raggiungere poi la sede della gara, privilegiando i mezzi propri. Una prassi in netto contrasto con quella delle società che saranno costrette a blindare in ritiro ogni tesserato (con un costo stimato di 100mila euro a testa). L’alternativa sarebbe creare un ritiro blindato anche per tutto il gruppo arbitrale, ma servirebbero però risorse economiche per indennizzare direttori di gara e assistenti. Per quanto riguarda il VAR, il suo utilizzo sarebbe possibile solo in salette sanificate all’ozono, con gli addetti che dovranno indossare guanti e mascherine, protetti divisori in plexiglas, ma prende sempre più quota la possibilità che si riparta senza.

 

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