L’ex portiere parla a La Gazzetta dello Sport e ripercorre gli anni in crociato tra panchina, grandi campioni e i primi segnali del crack Parmalat
L’ex portiere del Parma, Matteo Guardalben si racconta in una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, ripercorrendo una carriera segnata da momenti complessi ma anche da grandi successi, soprattutto negli anni vissuti al Parma.
La prima vera crisi personale arriva proprio in gialloblù, quando si ritrova alle spalle di Gianluigi Buffon: «Quando lo vidi nel ritiro del 1997 capii subito che avrei giocato poco. Pensavo di essere bravo, poi arrivò Gigi. Inutile aggiungere altro». Una situazione che incise anche sul fisico: «Mi venne la psoriasi sulle braccia. Ero sempre in panchina. Quando andai al Piacenza sparì tutto in dieci giorni».
Il rapporto con Buffon, però, resta uno dei ricordi più belli. «Era ottimo. Nel 2001, prima della finale di Coppa Italia persa con la Fiorentina, disse a Ulivieri che dovevo giocare io, altrimenti si sarebbe dato malato. Un gesto che non dimenticherò mai».
Guardalben ricorda poi lo spogliatoio stellare del Parma dei grandi trionfi: «Lilian Thuram era il nostro Martin Luther King, una persona straordinaria. Mio figlio giocava in giardino con Marcus. E poi Juan Sebastián Verón, che una volta rispose per le rime a Calisto Tanzi sugli orecchini: lo gelò».
Infine, il racconto dei primi segnali del crollo di Parmalat: «Una sera Tanzi propose di pagarci i premi UEFA in azioni della società. Io pretesi i soldi, altri accettarono. Lì capii che qualcosa non andava».


