Keita: “Il mio nome è un’eredità, mia mamma il mio faro”

Il centrocampista belga del Parma racconta a DAZN famiglia, sacrifici e motivazioni: dai fratelli gemelli alla sorella, fino alla voglia di lavorare con umiltà per diventare un campione

Il centrocampista belga del Parma racconta a DAZN famiglia, sacrifici e motivazioni: dai fratelli gemelli alla sorella, fino alla voglia di lavorare con umiltà per diventare un campione

Nel corso di un’intervista rilasciata a DAZN, Mandela Keita, centrocampista belga del Parma, ha parlato del significato del proprio nome e del legame profondo con la famiglia. “Per me Mandela è un nome importante, ma è una scelta di mia mamma. Ora conosco Mandela molto bene, tutti sanno chi è. Io voglio avere la sua mentalità, ma devo fare tante cose per essere come lui. Voglio essere rispettoso, avere la testa bassa e lavorare. Mia mamma ha scelto bene”, ha raccontato il giovane centrocampista.

Mandela Keita ha parlato anche dei suoi fratelli gemelli di tredici anni e della sorellina di sei, definendoli fondamentali nella sua vita: “Ci lega tutto, volevo essere come un padre per loro. Siamo molto legati, così come con mia sorella, che è la principessa della famiglia”.

La figura di sua madre, Zenab, è stata centrale nella sua crescita: “Eravamo soli, lei mi ha insegnato come essere un uomo, come essere umile. Ha fatto tutto per me e posso solo ringraziarla. La vita è così: tutti hanno qualcosa che va male. Bisogna essere positivi e felici anche quando le cose vanno male”.

Keita ha raccontato anche dei momenti di difficoltà, come il trasferimento dal Genk a tredici anni: “Pensavo di averli delusi, ho pianto molto e non ero soddisfatto di me stesso. Ma la mia famiglia mi ha sempre motivato: quando succedono tante cose, devi dirti ‘Devo essere calciatore’. Non c’è alternativa, per la tua famiglia e per te stesso”.

Il centrocampista ha infine spiegato il suo motto: “Dobbiamo sempre ricordarci da dove veniamo. Attraverso lo sport abbiamo la possibilità di cambiare vita”.

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