Alla Gazzetta di Parma, il tecnico crociato, ha parlato nuovamente della scelta del Parma
Intervistato dalla Gazzetta di Parma, il tecnico spagnolo Carlos Cuesta, è tornato a parlare della chiamat del Parma e dei suoi sentimenti in quel momento: “Un momento bellissimo, ma al tempo stesso difficile. La proposta è arrivata in un momento in cui, a 29 anni, stavo benissimo, avevo da poco rinnovato il contratto fino al 2027 e non avevo nessuna fretta di fare un passo avanti in carriera. Sapevo che, dopo tutto il lavoro fatto, le possibilità di vincere erano molto cresciute e io ero felicissimo essere protagonista di quell’avventura. Alo stesso modo, però, ho imparato che occorre ascoltare la pancia e il cuore: e quella mi diceva di prendere al volo la nuova opportunità. Se sono contento della scelta? Contentissimo. Nel momento in cui ho accettato, sapevo benissimo che era la scelta giusta. Ne sono ancora più convinto oggi. Sono felice. Mi sono trovato benissimo dal primo giorno”. Il tecnico ha poi parlato della prima chiacchierata con il presidente Krause: “Dalla prima chiacchierata ho percepito quanto è importante per lui il Parma. E mi ha spiegato con grande chiarezza la sua visione. Oggi, dopo sei mesi, posso dire che è molto coerente, che mette in pratica tutte le cose che mi ha detto il primo giorno. Il primo obiettivo è fare crescere la squadra, rendendola una realtà consolidata e sostenibile nel tempo».
Successivamente, Cuesta si è espresso sul primo approccio avuto con Parma, la sua gente, e la vita in città: “Come mi trovo a Parma? Benissimo, sono stato accolto da subito con grande calore, e lo stesso posso dire per mia moglie Juliet. Quando vengono a trovarmi i miei famigliari, i miei amici, tutti restano molto colpiti dalla città: per la sua storia, i suoi monumenti, la bellezza, la cucina. Tutti molto felici. Il mio posto preferito? “Su questo non ho dubbi: il mio luogo preferito è il Tardini. Quando esplode, quando i tifosi sono felici è una sensazione impagabile. È davvero speciale avere lo stadio in centro, vedere i tifosi che arrivano in bici o a piedi. Aiuta anche noi ad avere un rapporto strettissimo con i supporter”.
Cuesta ha poi raccontato di come ha imparato 6 lingue nel cros della sua vita: “Dedicando tempo allo studio. lo prendo il mio lavoro con grande serietà, sento la responsabilità. E per me le lingue sono importanti, sono un modo per creare empatia con i giocatori: è importante che ognuno di loro capisca quanto è importante per l’allenatore. C’è una frase in inglese che a me piace molto: “They don’t care how much you know until they know how much you care”: letteralmente, “a loro non importa quanto sai finché non sanno quanto tieni a loro”. Una bellissima definizione di empatia. Ed è il mio modo di avvicinarmi a ogni giocatore: se arriva uno, che parla solo la propria lingua e si ritrova dalla sera alla mattina in una nuova città, in una nuova realtà, è giusto che un allenatore faccia uno sforzo per parlargli nella sua lingua, per metterlo a suo agio. Il calciatore penserà “ok, questo si preoccupa di me, vuole aiutarmi”. È il primo passo per creare una mentalità di squadra”.



si poi hai fatto due conti e ti sarei detto una volta firmato il contratto anche se si accorgono che sono incompetente ormai è fatta…
A già, eri te che preferivi Vanoli no??
sbagli,il mio sogno è sempre stato de zerbi