Intervistato dalla Gazzetta di Parma, il tecnico crociato ha ripercorso le tappe della sua carriera
Carlos Cuesta ha concesso una lunga intervista alla Gazzetta di Parma, nella quale ha ripercorso i vari passi della sua carriera, fino ad arrivare all’attualità: “Per certi versi sì. Sono stato soprattutto fortunato. Il legame con il calcio è cominciato grazie a mia mamma, che gestiva una caffetteria-ristorante: è lì che ho cominciato a giocare a pallone, ad allenarmi tutti i giorni, quando avevo quattro anni. Già allora il calcio faceva parte della mia vita almeno per 14 ore al giorno: se non nella realtà, di sicuro nella mia testa. Tutto è cominciato da li: se oggi, dopo tante esperienze, ho il privilegio di essere l’allenatore del Parma, è grazie a mia mamma e al suo locale. Sicuramente ho pensato che avrei potuto essere più bravo come allenatore che come giocatore. Ero centrocampista, avrei potuto diventare un discreto giocatore dilettante, ma mi ero messo in testa che il calcio avrebbe dovuto diventare il mio lavoro. E ho cominciato a focalizzarmi sulla carriera di allenatore, perché ho capito subito che quella avrebbe potuto essere la mia strada, perché avrei acquisito competenze e avuto opportunità. È un percorso diverso da quello canonico, lo so: in genere uno gioca e, quando smette, comincia ad allenare. lo ho seguito da subito l’istinto.
La prima panchina a 15 anni, la scelta dell’Università per cercare di diventare allenatore ma poi la decisione di girare l’Europa: “Sì, volevo vedere quello che fanno, come lavorano. A me è chiaro che il mio mestiere è cercare di fare meglio degli altri. Migliorare sempre, per poi trasmettere le mie idee ai ragazzi e a tutto lo staff. Vedere i migliori permette di capire tante cose e di diventare più completo”. Tra i club in cui ha lavorato, anche la Juventus: “Non ho parole per descrivere la mia esperienza a Torino. Sia dal punto di vista personale, visto che è stata la prima volta che ho vissuto fuori dalla Spagna, sia da quello professionale: una realtà unica, nella quale la mentalità e la qualità delle persone ti ispira sempre a andare oltre. È stato un periodo molto bello, che mi ha aiutato tantissimo nella mia crescita”. Alla Juventus ha anche conosciuto Cherubini, ora AD del Parma: «Una delle prime persone che ha creduto in me, gli sarò per sempre grato per l’opportunità che mi ha dato. E, ovviamente, per la chiamata dello scorso giugno”.
Poi gli anni vissuti con Arteta, all’Arsenal, che lo hanno formato fino a diventare l’allenatore che è adesso: “l mio rapporto con Mikel risale ad anni prima, quando ero all’Atletico. Avevo gia il sogno di fare parte di uno staff di alto livello, di arrivare al top. Ho cominciato a seguirlo, leggendo le sue interviste, quando era il vice di Guardiola al Manchester City. Poi, ho avuto un grande colpo di fortuna: ho scoperto di avere un amico in comune con lui, gli sarò per sempre grato di avermi messo in contatto con Mikel. Con grande umiltà, ho scritto alcuni miei pensieri sul City, sulle cose che mi sembrava facessero molto bene e su altre che pensavo avrebbero potuto fare diversamente. Gli ho mandato le mie riflessioni, non avevo molte speranze che le avrebbe lette. E invece le ha lette e abbiamo cominciato un rapporto che si è via via consolidato. Quando è andato all’Arsenal mi ha voluto con sé, pensando potessi aggiungere valore. Che insegnamenti mi ha lasciato Arteta? Tantissimi, il più importante è saper essere sè stesso”.


