Cuesta: “L’importante è avere credibilità”

L'allenatore spagnolo relatore al «Dante Boni: "Mia madre aveva un bar, un giorno il mio mister mi disse: 'Vieni ad allenare i bambini?'

L’allenatore spagnolo relatore al «Dante Boni: “Mia madre aveva un bar, un giorno il mio mister mi disse: ‘Vieni ad allenare i bambini?’

«Mia mamma aveva un bar dove giocavo e un giorno il mio mister venne da me chiedendomi “perché non inizi ad allenare i bambini?”. Ho cominciato con i ragazzi di 6-7 anni e mi è piaciuto fin da subito. Scelsi di studiare Scienze Motorie all’università ma per farlo dovevo spostarmi da Maiorca a Madrid. Sono stato fortunato, c è tanto lavoro dietro e supporto della mia famiglia. I genitori mi hanno lasciato libertà, poi io ci ho messo passione, disciplina e determinazione, dedicando 14-15 ore al giorno solo a quello. Avevo paura di non esser pronto, tutti abbiamo dubbi e pensieri: essere una buona persona e il più competente possibile sono le armi che mi hanno permesso di affermarmi. Devi sempre saper dare delle risposte sensate, per quello ho imparato ad ascoltare e osservare molto. La cosa più importante per un allenatore è avere credibilità agli occhi della squadra ma bisogna guadagnarsela. Io al mio fianco voglio gente di qualità, quando abbiamo scelto lo staff sono partito dai rapporti professionali e non da quelli personali. E un lavoro molto bello e difficile, ci sono diversi modi di approcciarlo: io cerco di essere molto aperto e pronto a migliorarmi, esistono principi nel calcio che restano per sempre e altri che cambiano. Non ho un’idea fissa, ogni realtà è particolare e ognuno di noi prova a fare del proprio meglio».

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