Cosa c’è dietro al soprannome di Bonny rivelata dall’ex Parma a La Gazzetta dello Sport
A Parma certe cose nascono quasi per caso, altre per destino. E poi ci sono quelle storie che, rilette col senno di poi, sembrano proprio segnali. È il caso di Yoan Bonny, che in estate era tornato a far parlare di sé per una vecchia foto da bambino… con la maglia dell’Inter.
«Mi hanno convinto a indossarla dicendomi che era della squadra di Eto’o, il mio idolo», ha raccontato sorridendo. «Forse era un segnale, chissà». Un segnale che però non ha mai messo in discussione il suo presente: Parma, il Tardini e la maglia crociata cucita addosso.
Da Bonny… a Yoan… e poi Angelò
Il bello arriva quando si parla del suo celebre soprannome. Perché oggi tutti lo chiamano Angelò, ma pochi sanno come sia nata davvero questa tradizione che ormai fa parte dello spogliatoio come il rumore del Tardini nelle grandi sere.
«È cominciato tutto con mister Pecchia» – racconta Bonny – «Quando giocavo male ero semplicemente Bonny. Quando invece facevo bene cercava di chiamarmi per nome… ma non sapeva pronunciarlo! A volte diceva Jean, altre Johan, ogni volta una sorpresa».
Finché un giorno, scavando tra le lettere, ecco la rivelazione: “Ange”.
E da lì, con quel tocco tutto italiano-parmigiano che trasforma ogni nome in un vezzeggiativo affettuoso, è nato Angelò.
Un soprannome che ormai è identità
Oggi Angelò è molto più di un nomignolo: è un simbolo, un segno di riconoscimento, quasi un marchio di fabbrica. È la versione parmigiana di Bonny, quella che i tifosi hanno abbracciato con entusiasmo e che lo stesso ragazzo porta con orgoglio.
Perché a Parma, si sa, quando ti danno un soprannome è fatta: sei parte della famiglia.


