Il centrocampista slovacco è intervenuto ai nostri microfoni parlando del Parma ma anche di temi attuali nel mondo del calcio
Domenica il Parma tornerà in campo dopo la sosta nazionali, e lo farà sfidando il Genoa allo stadio Luigi Ferraris. Per l’occasione, è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni un giocatore che proprio con le maglie di Genoa e Parma ha trascorso diversi anni della sua carriera, Juraj Kucka. Un’intervista speciale, non solo per il calibro dell’ospite, ma anche per l’orario a cui si è tenuta, che dimostra l’incredibile mentalità del centrocampista slovacco. L’appuntamento con Kuco era alle ore 06:00 del mattino, ma l’ex calciatore del Parma era già sveglio da tempo, per allenarsi e recuperare da un’infortunio che lo sta tenendo lontano dal campo da qualche mese.
Innanzitutto le chiedo come sta e come procede il recupero dall’infortunio che lo sta tenendo fuori in questo avvio di stagione?
“Secondo me sta migliorando, è ancora presto da dire perché sono passati solo tre mesi e ho tolto le stampelle solo da un mese, quindi ancora non posso dire come sarà, ma per adesso sta procedendo bene. Sto lavorando quasi ogni giorno per rinforzare la gamba e il ginocchio, quindi mi sento bene. Poi ci sono anche giorni in cui mi sento male ma è normale”.
Pochi giorni fa era la giornata mondiale della salute mentale, un tema troppo spesso sottovalutato nel mondo del calcio. Lei che è conosciuto per avere una mentalità forte, che consiglio può dare a chi sta affrontando un percorso da calciatore professionista, pieno di insidie sia fisiche che mentali.
“È difficile da dire perché ognuno è diverso, ognuno ha una mentalità diversa. Io sono abituato da piccolo, a 15 anni sono andato via da casa e secondo me vivere da solo mi ha aiutato moltissimo. Poi ognuno ha la propria personalità, qualcuno è più timido ed è più difficile. Non bisogna ascoltare tutto quello che si vede, si sente o si legge, bisogna restare sulla propria strada e concentrarsi su sé stesso, è questo quello che può aiutare ognuno”.
Questo week-end il Parma sfiderà il Genoa, un incontro tra due squadre che hanno segnato in modo profondo la sua carriera. Il Genoa, che l’ha portata per la prima volta in Italia e che è la squadra con la quale ha il maggior numero di presenze, ed il Parma con il quale è stato trascinatore ed artefice di due salvezze straordinarie. Come vivrà la partita dal punto di vista sentimentale?
“Quando ero a Parma le partite con il Genoa erano sempre bellissime perché il Genoa mi ha portato in Italia, mi ha dato l’opportunità di giocare in Serie A, quindi ho sempre bei ricordi anche a Genova. Anche a Parma ho vissuto delle stagioni molto belle, tiferò per tutte e due, non posso dire che preferisco più Genoa o più Parma, magari un bel pareggio”.
Il Genoa si trova al penultimo posto in classifica ed anche il Parma è reduce da una brutta sconfitta con il Lecce. Come arrivano le due squadre a questa partita, chi parte favorita?
“Mi dispiace che siano messe così in classifica. Sicuramente queste squadre meritano di stare più in alto, per la storia che hanno; non vedo una squadra favorita”.
Lei è arrivato a Parma nel mercato di gennaio del 2019, rinforzando una squadra che si trovava con diversi giocatori di esperienza come Bruno Alves, Gervinho, Inglese tra gli altri. Ha vissuto anche la prima fase della gestione di Kyle Krause. Cosa ne pensa dell’operato del patron americano e della strategia della società di puntare soprattutto sui giovani e spesso alle prime esperienze nei massimi campionati europei?
“Io ho vissuto poco la gestione di Krause, quindi non voglio dire troppo su di lui. È una persona seria, che vuole fare qualcosa di importante a Parma, dimostrare che gli piace il calcio e secondo me sta lavorando bene, perché sono tornati in Serie A e stanno facendo anche abbastanza bene. Non so se è giusto puntare solo sui giovani. Se va bene si dice che è giusto, se va male invece si dice che è sbagliato. Secondo me deve essere equilibrato, è giusto dare la chance ai giovani ma poi bisogna avere anche giocatori maturi, con esperienza, che aiutino loro a crescere”.
Spesso si parla della differenza tra i giovani calciatori di oggi e quelli del passato. Come si è evoluto secondo lei il comportamento dei giovani e quale deve essere il ruolo di un leader nello spogliatoio per aiutarli?
“Un leader deve essere un esempio, sia fuori che dentro il campo, in spogliatoio e durante gli allenamenti. Deve far vedere la strada giusta alla squadra, deve conoscere i giocatori e essere un po’ come una spalla dell’allenatore, sapendo come sono i giocatori, e aiutare i giovani, anche se adesso è un po’ diverso da quando ero giovane io. È cambiato tantissimo il comportamento dei giovani. Non voglio generalizzare perché ci sono sempre alcuni ragazzi umili e giusti, però spesso manca quella umiltà secondo me ai giovani calciatori di oggi ma non possiamo dire niente di male perché il mondo è così, è cambiato tanto”.
Come sta vivendo questo momento della sua carriera? Ha già qualche progetto in mente per quando si ritirerà dal calcio giocato?
“È nato mio figlio un mese fa, quindi la maggior parte del tempo lo sto passando con la mia famiglia, con i bambini. Mi sono operato da qualche mese quindi sto cercando di recuperare, facendo allenamenti e rinforzando la gamba, ho sempre qualcosa da fare, sono giornate piene. Poi quando starò bene proverò a continuare a giocare qui a casa mia, in terza serie. Non so ancora se resterò nel mondo del calcio, ci sto pensando già da tre anni e non ho trovato ancora una risposta, perché so che è molto dura, e per farlo bene devi andare all’estero (dalla Slovacchia)”.


