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Caso Plusvalenze, Parma deferito ma il club non rischia

L’unico rischio per la società crociata e per gli amministratori all’epoca dei fatti può essere rappresentato da un’ammenda pecuniaria con diffida

Dopo la chiusura indagini notificata circa un mese fa, il Parma e tutti i suoi amministratori all’epoca dei fatti, sono stati deferiti dalla Procura Federale al Tribunale Federale Nazionale per verificare supposte violazioni all’art.31 del codice di giustizia sportiva. Il deferimento è stato emesso come atto dovuto verso tutte le 11 squadre di Serie A e B sulle cui operazioni di calciomercato la Procura ha acceso un faro, a seguito della segnalazione di 62 operazioni da parte di Covisoc, nell’ambito dell’inchiesta sulle plusvalenze della Juventus. Da Collecchio, dopo aver avuto accesso agli atti ed esaminato le carte del procedimento, traspare comunque serenità assoluta per quanto riguarda l’esito finale.

Le operazioni di compravendita contestate al Parma – 11 in 3 sessioni di calciomercato, di cui 2 con la Juventus e 9 con il Pescara – non configurerebbero ‘plusvalenze a specchio’ senza passaggio di denaro, visto che il saldo finanziario dal totale delle operazioni sarebbe in negativo per il Club crociato di circa 5 milioni di euro. Il totale delle plusvalenze contestate al Parma – realizzate sui calciatori Galano, Brunori e sui giovani Minelli, D’Aloia e Madonna – sarebbe di circa 7 milioni, valori che la Procura vorrebbe assumere come rettificati nei bilanci delle squadre.

Ma al di là del dibattito ultra decennale sulla possibilità o meno di attribuire valori certi e vincolanti a singoli giocatori la cosa che più conta per il Parma è che, anche a volere prendere per buone tutte le rettifiche proposte dalla Procura, sembrerebbe oggettiva la non influenza ai fini dell’iscrizione al campionato 2020/2021 considerato anche l’aumento di capitale da 8 milioni effettuato a metà giugno 2020 dagli azionisti per fronteggiare l’emergenza Covid e ripristinare il patrimonio netto.

E’ questo forse l’elemento più importante emerso dall’accesso agli atti, in quanto – escludendo l’influenza delle operazioni in oggetto sui criteri di iscrizione – l’unico rischio per la società crociata e per gli amministratori all’epoca dei fatti può essere rappresentato da un’ammenda pecuniaria con diffida. Resta forte però la convinzione di poter dimostrare la totale correttezza dell’operato anche su questo fronte.

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