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Gigi guida a voce alta: gestisce e incoraggia i compagni

Un’ora di gioco per Buffon, bucato da Djuricic ma sempre più leader

“Positivi, positivi. Ragazzi, positivi”. Non si è fermato l’orologio, inevitabile. Ma non sembrano passati vent’anni da quando se ne è andato. Gigi Buffon è tornato, l’assaggio del Tardini se l’è goduto. Con il Sassuolo guida la difesa, a voce altissima. Quando l’arbitro espelle Balogh, per trattenuta su Ciccio Caputo, Gigi va da lui e con un buffetto sembra dirgli: “L’hai fatta da esperto…”. Una caduta generosa, costata il rosso all’ungherese.

Poi esce acclamatissimo dal pubblico, mentre sventola le sue mani giganti, con le quali abbraccia Drissa Camara, anni 19. Nato nel 2002. Buffon era alla Juventus, già da qualche mese. Dopo 7.357 giorni, torna a casa, nella porta dove ha preso l’ultimo gol in maglia Parma da Cossato. Era un Parma-Verona. Era il 10 giugno del 2001, sette giorni dopo sarebbe stato il passo d’addio, a Roma. Mentre Totti festeggiava lo storico scudetto. 

La suavoce alta, autoritaria, è tornata a troneggiare al Tardini. Braccia larghe a chiamare la difesa, a tenere alti i suoi, e a rassicurarli.Ci sono, se volete ci sono”. Qualche uscita ‘spericolata’, una paratissima su Caputo, a ricordare a tutti che il fuoco ssacro arde ancora. Un miracolo, a un passo dalla linea a strozzare l’urlo di Ciccio, che quasi aveva messo dentro il punto del 2-0. Beffato solo da Djuricic, al 18’, su buco di Valenti, Gigi prima bacchetta l’argentino, poi lo applaude. Come fa a ogni giocata riuscita: “Grandissimo”, grida a Lautaro per una chiusura, “Bravissimo” per un tackle a Gagliolo. “Usciamo, stiamo alti”. E cose del genere. Saluta dopo un’ora, al 62’, per fare spazio a Colombi. Tra gli applausi della sua gente. Ulisse, re di Itaca, è tornato a casa. 

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