Barbuti: “Sono rimasto impressionato dal Parma in queste prime giornate”

L’ex calciatore crociato ha commentato ai nostri microfoni l’avvio di campionato del Parma

L’ex calciatore crociato ha commentato ai nostri microfoni l’avvio di campionato del Parma

Massimo Barbuti, ex calciatore del Parma che con la maglia crociata ha disputato tre stagioni, contribuendo in modo significativo alla vittoria del campionato di Serie C1 del 1983/1984 con 17 reti messe a segno, ha rilasciato ai nostri microfoni un intervista, commentando le prime 5 gare disputate dal gruppo di mister Pecchia.

Qual è il suo primo giudizio sull’avvio del campionato del Parma?
“Sono andato a vedere il Parma allo stadio con il Milan e con la Fiorentina e sono rimasto veramente impressionato dall’atteggiamento di questi ragazzi, che sono molto giovani. Il problema è che nel secondo tempo calano poi il ritmo. È stato lampante nell’ultima partita in casa con l’Udinese, stavamo vincendo 2-0 e dovresti andare sulle ali dell’entusiasmo però essendo giovani possono avere un calo mentale; quando vinci 2-0 però, puoi al massimo pareggiare ma non puoi perdere. Però il Parma gioca un buon calcio, anche se è difficile valutare adesso che siamo alle prime partite; ha una squadra giovanissima, la più giovane del campionato, ha tanti ragazzi nelle nazionali giovanili, hanno lavorato veramente bene. Poi dipende anche dalle caratteristiche dei giocatori, secondo me il Parma si trova meglio in trasferta che in casa, perchè con le caratteristiche che hanno davanti sicuramente hanno più facilità a trovare spazi fuori casa che in casa”.

Dal punto di vista dell’esperienza, quanto è importante il lavoro che sta svolgendo e che svolgerà Pecchia?
“Pecchia è un buonissimo allenatore secondo me e lo sta dimostrando ormai da qualche anno: ha fatto bene nei due anni a Parma, sta facendo bene quest’anno e ha fatto bene due anni fa. Anche lui è un allenatore giovane, perchè non sono tanti anni che allena. Secondo me, avendo la fortuna di lavorare con questi ragazzi da anni li conosce molto bene e quindi non può che migliorarli, anche perchè è un allenatore che cerca di migliorare il singolo giocatore, che è molto importante. Secondo me il Parma può fare solo meglio di quello che sta facendo, anche se prende troppi gol, spesso per errori individuali, però sono contento di come sta facendo il Parma, soprattutto per l’atteggiamento che ha dimostrato, oltre che per i risultati: ha fatto una grande partita con il Napoli nonostante la sconfitta, ha vinto con il Milan, con la Fiorentina nel primo tempo sembrava una squadra straniera, poi però è calato”.

La maggiore difficoltà del Parma potrà essere proprio la mancanza di esperienza nella rosa?
“Certamente, anche perché la Serie A è molta diversa dalla Serie B. Anche al tempo mio c’era un abisso tra le due categorie. In Serie A non ti perdonano gli errori. Ma l’allenatore sta lavorando bene, è un allenatore che ci capisce di calcio e da questo punto di vista potrà solo che migliorare”.

Chi potrà essere il giocatore più decisivo per i crociati in questa stagione?
“In una squadra di calcio è normale che è il gruppo ciò che conta di più. Certamente giocatori come Maradona, Ronaldinho, Zidane erano decisivi, ma il Parma va visto come un insieme di giocatori che sviluppano un gioco dettato dall’allenatore e che cerca di giocare da squadra. Sicuramente Man è uno che ha qualcosa in più, da esterno, può fare diversi gol e altrettanti assist. Poi secondo me Bonny è un buon giocatore. Deve solo migliorare sotto porta, ma tutte le partite si sacrifica tanto. Un altro è Mihaila. Ci sono tanti giocatori che possono solo migliorare. Anche Bernabè è un giocatore che potrebbe essere decisivo. È l’insieme della squadra che deve essere decisivo, non c’è un giocatore che spicca sugli altri. L’unico è Man che può che può spaccare la partita”.

Un consiglio, da attaccante, che si sentirebbe di dare a Bonny?
“Bonny è molto bravo a far salire la squadra ma si butta anche negli spazi. Spreca tante forze, alla fine della partita arriva sempre stanco. Dovrebbe gestire le energie per arrivare più lucido in area di rigore, ma è importante anche il lavoro della squadra. Certamente deve migliorare sotto porta, perché magari su tre occasioni che gli capitano durante la partita fa un gol, e un attaccante in tre occasioni deve fare tre gol. Sicuramente è un buon giocatore, è giovane e può solo migliorare”.

Una caratteristica del suo Parma che secondo lei farebbe comodo al Parma di adesso?
“Quando abbiamo vinto il campionato, nel 1983-1984, noi andavamo in porta con tre passaggi, eravamo molto bravi a verticalizzare. Quello che vedo ora nel calcio italiano e anche in quello spagnolo, ma non in quello inglese e tedesco, che non capisco, è perché un difensore centrale, se ha del campo e non ha la pressione avversaria, deve far girare la palla. Io ho allenato qualche anno i ragazzini e quando li allenavo dicevo anche al difensore centrale di fare percussione per far muovere gli altri. Far girare la palla non serve a niente se non si elimina la pressione degli attaccanti. Per farlo il difensore centrale, se ha campo, deve puntare in modo da far muovere centrocampisti e attaccanti. Il mio Parma invece faceva questo, andavamo in verticale, con passaggi rasoterra, senza buttare via la palla, e dopo due o tre passaggi si verticalizzava su Ascagni o su Mariani e io aspettavo in mezzo all’area. In Italia purtroppo, a livello di settore giovanile, c’è la brutta abitudine di lavorare molto sulla tattica e non sulla tecnica. Se manca la tecnica non si va da nessuna parte. La padronanza del controllo, il dribbling, sono cose che non fa più nessuno. Il calcio è molto semplice, bisogna andare verso la porta, non far girare la palla con il portiere, l’obiettivo deve essere arrivare il prima possibile alla porta avversaria. Certamente a volte non è possibile, quando gli avversari vengono a pressare alto, e quindi in questo caso palla lunga e pedalare, perchè vuol dire che sono scoperti dietro”.

Un’ultima domanda, per chiudere: quanti gol avrebbe fatto lei nel Parma di adesso?
“Secondo me pochi. Pochi perchè io avevo delle caratteristiche particolari, ero un attaccante da area di rigore, mi ci voleva uno come Mariani o come Ascagni che mi mettevano la palla in mezzo e lì ci andavo a nozze. Ho provato ad Ascoli a giocare in Serie A in una squadra che si deve salvare, e quando ti devi salvare sicuramente non domini la partita. Io dipendevo molto dai miei compagni. In questo Parma io non credo che sarei di aiuto. Mi ci vorrebbe uno come Mariani o come Ascagni ma non esistono”.

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