L’ex allenatore del Parma ha interpretato in “Nobili Bugie” la parte di Arpad Weisz che negli anni Trenta vinse due scudetti alla guida del Bologna
(Da StadioTardini.it) – 1944, sui colli bolognesi, una famiglia di nobili decaduti sopravvive alle avversitĆ di un declino economico, vive nel solo luogo che possiede, una grande tenuta. Qui duca e duchessa non pensano alla guerra e vivono nel loro podere. Inoltre il loro figlio, un cinquantenne bambinone, passa le sue giornate a scrivere poesie che hanno un unico dedicatario, il Bologna Football Club. Solo lāarrivo imprevisto di unāaltra famiglia, rivoluzionerĆ le loro vite. Ma, non siamo una testata di cinema, quindi non ĆØ nostro compito spoilerareĀ la pellicola, ma solo parlarne con chi, in essa, ha avuto un ruolo piccolo, una toccata e fuga, ma molto curiosa. Questi però, non ĆØ uno qualsiasi, specialmente nel macrocosmo del calcio ed in quel microcosmo chiamato Parma. Proprio sul setĀ Crociato, infatti ebbe un ruolo, di spessore. Stagione 2010-2011. La prima parte la recita di Pasquale Marino, non convince appieno e poi i risultati, che nel calcio sono un poā come nel grande schermo gli incassi, sono altalenanti. Ecco che al suo posto arriva Franco Colomba, aplomb da vendere, motivazioni da donare. Il primoĀ ciakĀ non ĆØ, contro la Lazio a Roma, buono, ma poi, ecco una scossa vera, vivida, continua. Vince contro l’Inter in casa,Ā mata l’Udinese fuori, piega il Palermo al Tardini, pareggia col Bologna, regala anche un successo interno con la Juve e chiude con un pareggio a Cagliari. Alla fine i conti diranno 14 punti in 7 gare, una specie di Mondiale. Se fosse un film?Ā Una cavalcata insperata. Il Mister che divenne attore, ci ricorda anche il direttore Majo, anche lui protagonista con una parte nel filmĀ Volevo nascondermi. Due produzioni cinematografiche, che hanno coinvolto anche due non attori, i cui rispettivi percorsi sono però passati e passano dalla sala di registrazione parmense. Ma, vediamo direttamente di che cosa si tratta con il mister che fa l’attore, anzi con il mister che interpreta un altro mister, insomma, ce lo racconta lui stessoā¦
Diceva Jean Luc Godard che La fotografia ĆØ veritĆ , il cinema ĆØ veritĆ 24 volte al secondo. E questa veritĆ cinematografica inĀ Nobili BugieĀ ci racconta anche un frammento, quello di un Franco Colomba nei panni diĀ ArpadĀ Weisz,Ā che fece grande il Bologna di fine anni trentaā¦
“Si ĆØ stata un’esperienza particolare, sono trenta secondi che nellāeconomia del film e per la storia di Arpad Weisz rappresentano molto, a parte nel film, ma soprattutto per la storia di un uomo che dalle stelle della fama e di un successo importante nello sport, si ĆØ ritrovato nei guai sommerso dalle leggi razziste ed ĆØ scomparso all’improvviso con la sua famiglia e non se n’ĆØ parlato mai per anni e poi giustamente qualcuno, ha deciso di disseppellirne la storia. Abbiamo infatti oggi tanti ricordi di una persona veramente eccellente, giĆ era un allenatore vincente, giĆ fece intravvedere qualcosa con l’Inter (fu lui grazie ad unāopera di scouting a scoprire Giuseppe Meazza, nda) e poi col Bologna raggiunse il culmine dei suoi trionfi. Poi come uomo era una bella persona, aveva una bella famiglia. Furono inghiottiti allāimprovviso da questa tragedia immane ed era giusto e doveroso, ricordarlo”.
Oltre ai libri su Weisz ā soprattutto quello di Matteo Marani di 12 anni fa e lāopera teatrale di Sergio Mori ā cioĆØ le parole che gli hanno dato voce, ora Arpad ha avuto anche un volto, il tuo. Pochi secondi ma in fondo nel calcio, spesso a fare la differenza, sono proprio pochi secondiā¦
“Si ĆØ vero, io ho cercato in quei pochi secondi di trasmettere l’immagine di una persona rigida, perchĆ© ai quei tempi il ruolo dellāallenatore era molto austero, anche dalle foto riaffiorate da quegli anni si evince questo. L’allenatore allenava vestito, col cappello. Era un personaggio diverso dai tecnici di oggi, dove scendono in campo, lavorava in campo anche lui, ma ogni tanto faceva anche da manager, da direttore d’orchestra, assumendo un aurea, anche da duro. Ho cercato d’interpretarlo come mi ĆØ stato chiesto, sono stati pochi secondi anche se importanti nel contesto”.
CuriositĆ vuole che anche Gabriele Majo, il nostro direttore, abbia fatto un cameo nel film Volevo nascondermi del regista bolognese Giorgio Diritti su Libague. Ma quando ĆØ arrivata questa sua insolita convocazione?
“Il produttore Paolo Rossi, ĆØ di Bologna, lo conosco, mi ha contattato sapendo appunto di me, conoscendomi, a Bologna tutto sommato sono conosciuto, voleva un allenatore vero per una piccola parte ma importante. Me la sono subito sentita. Allora sono andato anche io a rileggermi unāaltra volta la storia di Arpad e mi son detto, ma caspita quando mi ricapita di vincere due scudetti ed una coppa Campioni. Il film ha riscosso un bel successo, ora ĆØ approdato anche su Sky, ĆØ una storia che merita, cāĆØ un bel crescendo, al di lĆ della mia partecipazione, ĆØ la storia di due famiglie ai tempi di guerra, di una famiglia nobile ed una diversa, non svelo di che cosa si tratta se no racconto tutto⦠Ci sono anche attori importanti, ĆØ forse più televisivo ā teatrale che non cinematografico. In tv credo possa rendere ancora meglio che al cinema. Un saluto a Gabriele“.
Ma la passione del cinema quando nasce e poi cresce assieme a quella del pallone?
“No, la mia passione e la mia carriera sono state prettamente calcistiche, il cinema ĆØ stato solo questa parentesi, devo dire gradevolissima. Ma ĆØ del tutto diverso a pensarci bene il cinema dal calcio:nel primo hai il tempo di correggerti se sbagli, sul campo non lo puoi fare, solo in allenamento ti correggi, ma durante la partita se sbagli ciao. In partita esiste il solo: buona la prima”.
A proposito di pallone, a Parma ancora custodiscono gelosamente la stagione 2010-2011, quando forse come succede solo nei film, la squadra male in arnese aveva bisogno di un aiutante magico e lo trovò in Franco Colomba, che riesce a vincere contro Inter e Juve e a regalare alla piazza un happy end con salvezzaā¦
“Eā stata una parentesi veramente particolare, lāultimo di tre tasselli di un mosaico interessante. Uno ad Ascoli (stagione 2008-2009, nda) in B dove, lāho preso allāultimo posto e a cinque-sei giornate dalla fine eravamo quasi ai Play Off. Poi ci fu la parentesi di Bologna (stagione 2009-2010, nda) bella, con una salvezza e poi quest’ultima a Parma. Facemmo 14 punti in sette partite, che hanno proiettato la squadra dove nessuno, sino a poco tempo prima, si aspettava. Professionalmente ĆØ stata la terza di tante cose belle che ho fatto in quel periodo. Peccato che sia finita male l’anno dopo, dove non abbia potuto cercare di costruire qualcosa, perchĆ© onestamente si poteva costruire qualcosa d’importante, come poi con Donadoni ĆØ stato fatto, con una campagna acquisti importante. Mi ĆØ dispiaciuto andare via, ma ho un bellissimo ricordo di una cittĆ , che assieme alla sua squadra, sono riuscito a risollevare”.
Infine il 20 giugno ripartirĆ , il kolossal del Campionato, proprio il Parma riaprirĆ le danze a Torino contro il Toro. Franco Colomba ĆØ dāaccordo su questa ripresaā¦
“Fino a qualche tempo fa non ci pensavo proprio, perchĆ© sembrava di essere nel bel mezzo non di una pandemia ma di una vera e propria guerra, con un grande numero di morti. Poi fortunatamente ĆØ cambiato molto: se si ĆØ riaperto il mondo a livello di vita quotidiana, se tutte le attivitĆ stanno ripartendo, il calcio non ĆØ sicuramente più pericoloso di altre manifestazioni, si tratte di persone super controllate che vanno in campo, certo si avvicinano, ma ci avviciniamo anche sugli autobus, o in un bar o in un happy hour, quindi non cāĆØ quel pericolo che ancora da qualche parte si vuole paventare. Anche andare allo stadio da parte dei tifosi, a parte la calca dei derby milanesi o romani, credo che non ci andranno subito in 50 mila, credo che poi non succeda niente, poi per giunta all’aperto. Mi sembra di aver capito, dai pareri degli intenditori, medici e virologi, che il problema sia minore allāaperto, ecco lāestate non mi sembra che sia la stagione da codice rosso del virus. Quindi sƬ, sono favorevole alla ripresa del campionato”. (Luca Savarese)



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