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Hernani tra fede e calcio: capoeira piace a tanti

Il centrocampista piace a D’Aversa e anche a molti club in Inghilterra e in Germania

Calcio e fede. A São Gonçalo do Sapucaí, nello stato del Minas Gerais in Brasile, i ragazzi come Hernani crescono tra un calcio al pallone seguito da un’abbuffata di polvere e una pagina della Bibbia. La strada da contorno, chi sopravvive e riesce a uscirne è un privilegiato. L’Eldorado è l’Europa, Hernani ci è arrivato a 22 anni, in Russia, sponda Zenit Sanpietroburgo, dove ha conosciuto Marchisio all’ultimo giro di trojka, è riuscito a ritagliarsi un pezzo del suo Brasile conservato nel taschino della giacca, a sinistra. A destra c’è un pezzo di Atletico Paranaense, e probabilmente una foto di Ronaldo il fenomeno che da quelle parti è un’istituzione, oltre che una fonte di ispirazione per chi comincia a giocare come Hernani a calcio con gli amici nel campetto dietro casa o, alla peggio, lungo qualche strada polverosa dove il colpo secco dato al pallone è seguito immediatamente da un rumore metallico: quello scaturito con l’impatto delle lamiere che delimitano le favelas, dove sono nascosti talenti da costruire.

Nella fase acuta della pandemia, Hernani Junior è tornato in Brasile e probabilmente ha rivissuto certe scene. La famiglia è lì, papà Hernani Azevedo vive nella casa di San Goncalo, con il più piccolo dei fratelli. Ha appena cominciato nell’Atletico Paranaense, vuole seguire le orme del fratello maggiore nella squadra del cuore, seguito dalla madre e dalle tre sorelle. Il signor Azevedo, un giocatore di modesta fama che si dilettava nelle squadre semiprofessionistiche del Brasile a dettare i tempi da mediano e da centrocampista, cura gli interessi della famiglia, lavora nell’ambito delle costruzioni edili, costruisce e vende case. E tifa Parma, come tutta la famiglia. Riabbracciata dal centrocampista brasiliano proprio qualche settimana fa, quando ha approfittato per sposarsi con il rito civile e celebrare un matrimonio sobrio che sarà completato alla fine di questa brutta situazione con una grande festa e con il suggello della Chiesa. Lui, cattolico e credente, affida i suoi pensieri e le sue aspettative a Dio. La sua forza è un po’ questa: fede e tranquillità, quella che ha colpito il direttore sportivo Daniele Faggiano che è andato a prenderselo in Russia.

Lo ha dimostrato a Parma, dopo un periodo di rodaggio ha capito come farsi apprezzare sia dall’allenatore Roberto D’Aversa, con il quale c’è un rapporto di fiducia, sia dai compagni. Al tecnico crociato piacciono i tipi granitici come lui, quelli che possono fare più ruoli (play e mezz’ala, nel suo caso). Hernani sa vedere profondo, quello che serve al Parma per cambiare passo, anche se il passo del brasiliano non è velocissimo ma sa lasciare l’impronta decisa, marca la sua zona e aumenta il peso della sua giocata. In questo campionato è sempre partito titolare, tranne che un paio di volte, contro Genoa e Verona, ha saltato per squalifica il derby con il Bologna, poi le ha praticamente giocate tutte. Sin dalla prima uscita contro la Juventus, nel debutto di fuoco per Hernani in Serie A. Ha sfiorato il gol su punizione, ha scambiato la maglia con Cristiano Ronaldo e ha potuto ammirare da vicino il centrocampista preferito: Miralem Pjanic.

Ha tredici partite davanti, Hernani, per dimostrare il suo progresso. E’ in prestito dallo Zenit con obbligo di riscatto fissato a 4,5 milioni di euro. E’ sul taccuino di molti club esteri, anche in Germania lo seguono, dall’Inghilterra lo apprezzano. Avrà tempo per pensare a quello che sarà, D’Aversa lo considera punto fermo dal quale eventualmente ripartire. Hernani si è abituato al ritmo del calcio italiano, in questo periodo di pausa forzata ha fatto come tutti i compiti a casa, ha interagito spesso con Kulusevski e Brugman, i giocatori con cui ha legato di più assieme anche a Bruno Alves che gli ha fatto un po’ da chioccia. Lo segue negli allenamenti, non nell’alimentazione. Guai a privare Hernani della pasta ai quattro formaggi e della sua salpicão de frango, n’insalata di pollo dal sapore leggermente agrodolce. Come i suoi primi mesi in Italia.

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