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Notte fonda, il Parma crolla nel derby

Al Dall’Ara il Bologna di Mihajlovic travolge nella ripresa i crociati autori di una prestazione disarmante e sempre più inguaiati

Severa ma giusta l’analisi della Gazzetta di Parma all’indomani del pesantissimo poker incassato al Dall’Ara. Nella partita che avrebbe potuto certificare la matematica salvezza il Parma è crollato al cospetto del Bologna decisamente più aggressivo e pimpante. La prestazione è stata disarmante e i rossoblù hanno giocato al tiro al bersaglio dimostrando di stare meglio fisicamente e mentalmente. Il Parma nel girone di ritorno si è rivelato finora una squadra debole, incapace di vincere una partita ma, al di là di dover affrontare la Fiorentina in caduta libera, rincuora, almeno in parte, il calendario dell’Empoli che se la vedrà con Torino e Inter, due formazioni di levatura superiore e ancora motivate.

SCELTE SBAGLIATE. D’Aversa ci ha messo del suo schierando una formazione sbilanciata con tre attaccanti e due soli centrocampisti di ruolo. Il Bologna è andato a nozze nelle praterie che si sono aperte contro un avversario acciaccato, stanco e dall’autostima sotto i tacchi. Al contrario di Mihajlovic che ottiene la sesta vittoria consecutiva tra le mura amiche, scavalca il Parma in classifica e vola a più cinque sull’Empoli a due giornate dalla fine.

SEPE RIMEDIA. Si capisce fin da subito che non sarà una serata facile: nei primi nove minuti Sepe è chiamato a blindare la porta in tre occasioni ravvicinate su Destro, Krejci, inserito al posto dello squalificato Dijks, e Orsolini. Il Parma in emergenza prova a contenere e si rende pericoloso solo una volta con un tiro velleitario di Gervinho a lato.

BATOSTA. Il Bologna non molla e il muro ducale crolla al 7′ della ripresa, quando Orsolini, liberato da Dzemaili, infila Sepe in diagonale. Al Parma saltano letteralmente i nervi: prima Gervinho protesta vivacemente e rischia il secondo giallo, poi Pulgar firma il raddoppio dalla conseguente punizione grazie anche all’evidente complicità di Sepe e, infine, capitan Alves perde la testa e si fa cacciare dall’arbitro Pairetto dopo aver commesso fallo e strattonato Orsolini da terra. L’incornata di Lyanco e l’autorete di Sierralta acuiscono un divario già di per sè abissale mitigato solo in parte dal gol della bandiera di Inglese.

SPERANZA. Il ritorno in campo dell’ex attaccante del Chievo è stata l’unica nota lieta della partita. C’è da sperare che stia bene e domenica possa dare il suo contributo. Per il resto è tempo di leccarsi le ferite, ripartire e confidare in un favore di Torino e Inter.

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