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ESCLUSIVA – Cristiano Lucarelli sul fratello: “Una guida carismatica”

L’ex attaccante di Livorno e Parma si confessa in esclusiva a ForzaParma.it parlando ovviamente di Alessandro e del suo libro di cui è stato l’autore della prefazione

Un rapporto leale e sincero dentro e fuori dal campo, nel calcio e nella vita. Come due fratelli che hanno coronato il sogno di giocare (anche assieme) in serie A. Non è un caso sia stato Cristiano Lucarelli, presente stasera all’Auditorium Paganini, a scrivere la prefazione del libro “Alessandro Lucarelli, l’ultima bandiera” forse ricordando con un pizzico d’orgoglio che fu proprio lui a portarlo a Parma in serie B nell’estate di dieci anni fa.

Ma mai avrebbe immaginato che il fratello minore si sarebbe rivelato più forte di un fallimento ripartendo dai dilettanti e riportando con la fascia di capitano al braccio la squadra ducale in serie A. Trasformando una carriera onorevole in leggendaria. Questioni di carattere della famiglia Lucarelli, toscani purosangue. “Si sono un po’ invertiti i nostri ruoli -confessa Cristiano in esclusiva a ForzaParma.itda bambino era più estroverso lui, poi da giocatore quello più fuori dagli schemi sono stato io. Ma da Reggio Calabria è cambiato il suo approccio al calcio e alla vita, è uscito dal letargo e ha ritrovato le caratteristiche che lasciava intravvedere fin da ragazzino. Poi a Parma ha dato il meglio di sè prendendosi le responsabilità e facendosi apprezzare per il carisma, soprattutto, come uomo“.

Come definirebbe l’avventura di suo fratello a Parma?

Una guida carismatica per tutti, ambiente, società, compagni, allenatori e dirigenti. Ha fatto qualcosa di straordinario, chi gioca a calcio sa che vincere non è mai facile anche se in passato avevi trionfato in ambito europeo e tranne la prima stagione in serie D il Parma ha sempre affrontato avversari forti. E’ riuscito a raccordare il vecchio e il nuovo Parma facendo capire a tutti cosa significasse indossare quella maglia e convincendo i compagni di squadra che c’era la possibilità di compiere un’impresa storica“.

Dieci anni fa fu proprio lei a consigliare Alessandro al Parma.

Sulle sue doti non ho mai avuto dubbi. Quando Ghirardi e Berta mi parlarono della necessità di prendere un difensore mancino pensai subito potesse essere un giocatore importante nell’anno della serie B ma non avrei mai creduto potesse entrare così nel cuore della gente. Per fare un paragone Stoichkov arrivò a Parma da Pallone d’Oro con tanto entusiasmo intorno e non ha fatto nemmeno un millesimo di mio fratello che tecnicamente valeva molto di meno”.

Come mai dopo il fallimento gli consigliò di smettere?

Gli dissi che non era adatto a quel tipo di campionato, sarebbe stata lo stesso una bella storia perchè nell’anno del fallimento ci aveva messo la faccia, andava nei tribunali e poteva ambire già all’epoca ad un ruolo dirigenziale. Sa cosa le dico? Alessandro era veramente inguardabile durante gli allenamenti della settimana poi sapevamo che la domenica si faceva trovare sempre pronto. Nel pre partita amava ridere e scherzare, stemperava la tensione: l’ho visto ballare nel pullman, coricarsi sul porta giacche. Era la sua forza e probabilmente ha fatto la differenza anche in questi ultimi anni. Ha dimostrato che giocare al Torneo del Bar o la finale di Champions per lui era la stessa cosa trovando le motivazioni che solo il Parma poteva dargli“.

Cosa ne pensa da ex della rinascita del Parma?

Sono stato molto contento, provo grande affetto e gratitudine per Parma che mi ha riportato indietro dall’Ucraina e fu la prima società a darmi fiducia in panchina quando alla guida degli Allievi vinsi scudetto e Supercoppa. Una tappa importante nella mia carriera da calciatore e allenatore, posso dire di aver lasciato un pezzo di cuore a Parma poi chiaramente la presenza di Alessandro ha fatto da collante“.

Qual è il segreto dei crociati?

Il Parma ha una proprietà forte che lascia lavorare il suo direttore sportivo Faggiano il quale a sua volta vive un rapporto in simbiosi con il tecnico D’Aversa. Credo sia il modo migliore per ottenere i risultati: se ci sono riferimenti seri e precisi, ognuno rispetta il proprio ruolo e si fida dell’altro diventa tutto più semplice. Poi sul campo D’Aversa sta dimostrando di essere un bravo allenatore“.

Rivedrebbe volentieri Mauri a Parma?

Ha la necessità di giocare, Parma è casa sua e sarebbe il suo ambiente ideale. E’ giovane e ha ancora tanto da dare“.

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