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Siligardi, così hai conquistato il Parma

Una tormentata storia quella tra l’esterno ex-Verona e i ducali che ora faticano a rinunciare alla sua classe e imprevedibilità nel tridente

REDIVIVO. E’ stato uno dei migliori in campo nell’ultima partita col Sassuolo eseguendo alla lettera i compiti, a dir la verità più offensivi che difensivi, che gli aveva assegnato D’Aversa. La standing ovation del Tardini al momento della sostituzione con Biabiany è stato il giusto premio per la prova generosa e concreta di Luca Siligardi, che forse sta toccando il punto più alto della sua tormentata avventura nel Parma. Nata sotto i migliori auspici e costretta a barcamenarsi in mezzo a mille ostacoli, tra infortuni, equivoci tattici, mancate cessioni anche in Oriente, e riammissioni nella lista.

GLI OSTACOLI. Dapprima il trasferimento mai concretizzato in Giappone al Sagan Tosu di mister Ficcadenti, poi i rifiuti a tutte le destinazioni proposte in estate (ancora Brescia che lo voleva già da gennaio e Foggia) per stare accanto alla compagna incinta e, infine, l’esclusione dalla lista dopo la prima da titolare con l’Udinese prontamente corretta in corso d’opera. In aggiunta alle sporadiche e deludenti apparizioni (è partito solo cinque volte dall’inizio da agosto a metà marzo) nella prima parte dello scorso campionato di serie B, che aveva evidenziato le difficoltà di un giocatore spaesato e lontano parente di quello ammirato in precedenza tra le fila di Livorno e Verona.

LA PRIMA SVOLTA. Complici i problemi fisici di Ciciretti, che doveva essere il colpo dell’ultimo mercato di gennaio, Siligardi, frenato nel frattempo da alcuni piccoli acciacchi, si ritrovò titolare in casa col Foggia e realizzò il suo unico centro stagionale riemergendo dal dimenticatoio dopo un paio di mesi vissuti con la valigia in mano. Fu quello l’inizio di un mini torneo di altre cinque partite, comprese le due decisive con Palermo e Frosinone, in cui si rivelò prezioso uomo assist prima di chiudere l’annata in chiaroscuro da comprimario, tra infermeria e panchina.

UDINESE POI IL BUIO. Deciso a giocarsi le sue carte in Emilia, D’Aversa gli dà fiducia al debutto contro l’Udinese e il ragazzo di Correggio, classe ’88, lo ripaga propizionando l’illusorio raddoppio di Barillà poi a sorpresa viene escluso dalla lista Over in favore degli allora indisponibili Dezi e Scozzarella. Una scelta ai più incomprensibile che, però, alla luce dell’emergenza sugli esterni d’attacco, è stata rivista appena tre settimane più tardi.

ORA INDISPENSABILE. Titolare in sei delle ultime sette partite (solo a Torino è rimasto a guardare dalla panchina), ha segnato un gol pesantissimo in casa del Genoa e sta mettendo in luce tutto il proprio bagaglio tecnico, utile a far respirare la squadra e aiutarla a ripartire nei momenti di affanno. Il suo costante movimento tra le linee fatto di qualità e quantità, senza mai dare punti di riferimento agli avversari, accompagna l’azione offensiva imperniata sul duo IngleseGervinho, che con “Siligol” sembrano essere particolarmente a loro agio.

DERBY ALLE PORTE. Domenica per lui sarà una sorta di derby in casa del Milan nel suo stadio, San Siro, dove il 17 gennaio del 2008 ha esordito tra i professionisti in Coppa Italia con la maglia dell’Inter. Il club che più di dieci anni fa lo prelevò dalla Dorando Pietri in Eccellenza e decise di lanciarlo nel calcio che conta. Ora a contare è il tridente che sta facendo sognare il Parma ad occhi aperti.

 

 

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