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Il saluto dell’Arciere: “Quella rovesciata col Pordenone..”

Emanuele Calaiò annuncia ufficialmente l’addìo al calcio giocato e ricorda i momenti più belli della sua carriera, compresa l’esperienza di Parma

Emanuele Calaiò lascia il calcio giocato ma resterà nell’ambiente come osservatore del settore giovanile alla Salernitana, sua ultima squadra. Subito dopo il Parma, dove si è conquistato di diritto un posto nella storia grazie alla doppia promozione da protagonista dalla Lega Pro alla serie A. Il capitolo finale di una carriera straordinaria e ricca di soddisfazioni, chiusa senza rimpianti. “Finisce un ciclo, ne inizia un altro –ha spiegato l’Arciere nel corso di una lunga conferenza stampa a Salerno– inizia un’altra carriera, fuori dal campo ma sempre nel mondo del calcio. È una scelta che si fa ad una certa età anche se dispiace smettere.  Era una cosa di cui avevamo già parlato in passato e si è concretizzata. Avevo tante richieste ma non mi sono voluto muovere da qui perché mi piace chiudere i progetti anche se qui non lo farò da calciatore”.

LA SCELTA. “Sono sempre stato motivato all’inizio di un progetto, lo ero durante la conferenza di presentazione e lo sono adesso anche se già a gennaio c’era l’idea di fare qualcosa con la società perché il direttore mi conosceva. Avevamo deciso di parlarne dopo il mercato, mi sono allenato regolarmente. Ci siamo seduti ad un tavolo, si era riproposta questa ipotesi e ho accettato perché queste occasioni vanno prese al volo. Magari smettevo a giugno e restavo a casa. Mi sentivo bene dal punto di vista fisico, potevo giocare 40 partite o restare sempre fuori ma a quest’età si fanno altri ragionamenti”.

I RINGRAZIAMENTI. “Sono strafelice di quello che ho fatto nella mia carriera e non cambierei nulla, ho sempre lasciato buoni ricordi. In queste ore ho ricevuto tantissimi messaggi, allenatori, giocatori, amici d’infanzia. Ringrazio tutti i presidenti, gli allenatori, i compagni di squadra, finendo per ringraziare Lotito e Mezzaroma che mi hanno dato la possibilità di intraprendere questo ruolo e ringrazio il direttore per le parole che ha speso su di me. Ringrazio anche Ventura il quale mi ha dato modo di far parte di questo gruppo fino alla fine.  Un ringraziamento speciale a mia moglie ed ai miei figli per essermi stati sempre vicini seguendomi in ogni città per ventidue anni. Ringrazio anche i miei genitori i quali mi hanno aiutato a coronare il mio sogno e hanno fatto sacrifici. Dispiace per mio figlio e mio padre che sono coloro che ci sono rimasti più male”.

LE CRITICHE. “A volte leggo sui social di Calaiò che veniva a prendersi la pensione a Salerno. Sono cose che lasciano il tempo che trovano ma se devo rispondere dico che potevo arrivare fino a 40 anni e prendermi lo stipendio. Invece sono una persona onesta e ho deciso di chiudere, si spera sempre in un lieto fine straordinario. Volevo fare di più ma venivo da sei mesi di stop senza ritiro, avrei voluto dare di più alla Salernitana ma ho voluto comunque finire il progetto qui”.

NUOVA VITA. “Speravamo di chiudere la carriera arrivando a 200 gol ma sono contento della scelta che ho fatto, ho colto al volo questa occasione. Nel calcio, come nella vita, tutto inizia e tutto finisce. Spero di poter dare da dirigente quello che ho dato calciatore. Stare con i ragazzi mi è sempre piaciuto, spero di trovare dei talenti, in Campania ce ne sono tantissimi. Spero di fare qualcosa di buono in questa società, ci tengo”.

MOMENTI PIU’ BELLI. “Ho avuto la fortuna di farmi conoscere per la persona che sono da uomo e da giocatore. Sono felice che in ogni tappa, ogni città, ogni squadra ho sempre lasciato un ricordo. Bello o brutto. Ho fatto gol importanti e mi porto dietro tutto. I momenti più belli li ho tatuati, sono i campionati vinti. Gol che mi hanno emozionato. Sono tanti, mi ricordo del gol in rovesciata contro il Varese, contro il Pordenone, il pallonetto con il Lecce. Ogni tanto vado a vederli su Youtube, qualche lacrimuccia viene”. 

LA SQUALIFICA. “È chiaro che il momento più amaro è stato la squalifica, quello più buio. I sei mesi più brutti, per me e la famiglia. Ma in 22 anni ci sono stati più momenti positivi”. 

LE RISALITE. “Tutte le scelte che ho fatto, scendere in C piuttosto che andare in serie A. Ho sempre ragionato con la mia testa, senza farmi consigliare da nessuno. Litigando anche con il procuratore e con mio padre. Andavo a sbattere con la mia testa e con la mia personalità, senza farmi prendere dai consigli anche dalle persone più care”.

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