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Tattica a principi di gioco: il metodo Maresca

Il tecnico del Parma impressiona tutti: anche gli addetti ai lavori arrivati a Castelrotto per studiarne il metodo con curiosità

Il campo del Laranz è stato innaffiato. Di drenare drena bene, vista che utta l’acqua incamerata in questi giorni non ha causato danni, né reso impraticabile il terreno di gioco. La settimana è cominciata con il sole. Enzo Maresca vuole che si innaffi il campo, perché il prato è sì pettinato bene, ma più è lucido, più la palla schizza rapida e viaggia ad alta velocità e più diventa interessante per l’allenatore testare i suoi nel giro palla a due tocchi, nel pressing e nella verticalizzazione rapida che sfocia sull’attaccante, Benedyczak per ora. Perché – a differenza di Guardiola – Enzo preferisce che il suo centravanti non sia lo spazio, ma un calciatore.

La parola più utilizzata è ‘qualità’, se si sbaglia amen. Si rifà l’esercizio. Maresca ha un volto sempre concentrato, con l’obiettivo fisso sulla palla. Movimenti, correzioni, tocchi. Partecipa anche lui, dall’inizio alla fine. Vuole che ci sia la comprensione del metodo. Il fatto che sulla tribuna ci siano molti addetti ai lavori, mossi da una grande curiosità verso il suo metodo, la dice lunga sul personaggio. Maresca ha proposto sin da subito a Castelrotto un altro modo di lavorare. Apprezzato dai suoi calciatori, che faticano con la palla a intensità elevata per tutta la durata del lavoro.

L’idea chiara di Maresca è quella di voler proporre il calcio in un certo modo, che parte da principi che ha portato avanti con continuità nelle sedute, assieme all’integrazione di lavoro tecnico e fisico, ereditato probabilmente dalla cultura spagnola. Principi riflettuti nelle esercitazioni con perimetro composto da un 3+2 che si è ripetuto nella struttura del 3+2 successiva riproposta poi in un undici schierato per la prima volta. Più difficile da spiegare che da capire guardando. Maresca ha fatto vedere qualcosa del suo calcio: calcio di luglio, si intenda, ma alla base c’è un 4-2-3-1 interpretato in un modo diverso rispetto al solito. Alla fine si dirà che i numeri sono numeri, e lasciano il tempo che trovano, per carità. Conterà molto l’interpretazione: in fase di non possesso, il Parma giocherà con un 4-3-3, classico: due esterni, due mezzali, un regista. L’attacco della profondità attraverso il palleggio e la costruzione.

In fase di transizione si cambia: un 3-2-5 che porta dentro il terzino sulla linea dei centrocampisti e le mezzali ad attaccare gli spazi sull’ultima linea. Un calcio inteso come mezzo per atletico: ci si allena attraverso il gioco. Un’idea importante, all’insegna dell’intensità, magari complessa da sviluppare, ma sicuramente affascinante, che porterà il Parma ad attaccare con molti uomini l’area avversaria. Il fine ultimo è quello di dominare il gioco, in attesa che il mercato porti altri rinforzi.

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1 giorno fa

I risultati contano, solo i risultati….

Lorenzo
Lorenzo
2 giorni fa

“La parola più utilizzata è ‘qualità’, se si sbaglia amen. Si rifà l’esercizio. Maresca ha un volto sempre concentrato, con l’obiettivo fisso sulla palla.”

METODO MARESCA…..ha ha ha…

si ricomincia con il “lecchismo incessante” alla parmigiana….

Peppohp4
Peppohp4
2 giorni fa

Speriamo di vedere finalmente giocare una squadra

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2 giorni fa

Addirittura… Vengono da ogni parte del mondo per vedere i suoi metodi… Come con d’aversa.. Le comiche

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