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Crac Parma Fc, depositata la richiesta di rinvio a giudizio

Bancarotta fraudolenta aggravata e documentata, accesso abusivo al credito e truffa: ecco i reati contestati a Ghirardi e altre 22 persone per il fallimento del 2015

Come rivela la Gazzetta di Parma il pm Paola Dal Monte, che ha coordinato l’indagine portata avanti dalla Finanza, ha presentato nei giorni scorsi la richiesta di rinvio a giudizio nella vicenda legata al crac del Parma Fc, dichiarato fallito nel marzo del 2015 dal Tribunale di Parma sotto una montagna di 218 milioni di debito. Un pesante fardello di cui ora la procura chiede conto a 23 persone: tra di loro l’allora patron Tommaso Ghirardi, il braccio destro Pietro Leonardi e l’ex presidente Emil Kodra. I reati contestati a vario titolo sono quelli di bancarotta fraudolenta aggravata, bancarotta documentale, truffa e accesso abusivo al credito. Rispetto all’avviso di conclusione delle indagini, depositato meno di un anno fa, sono state due le posizioni stralciate che si avviano verso una richiesta di archiviazione: Roberto Giuli e Giuseppe Scalia, consiglieri d’amministrazione tra il 2014 e il 2015.

90 MILIONI DI PLUSVALENZE. Secondo quanto sostiene la procura nella richiesta di rinvio a giudizio i bilanci sono stati taroccati almeno a partire dal 2010, utilizzando le plusvalenze nelle rivendite dei calciatori dal valore gonfiato. Nel giro di cinque stagioni, dal 2009/10 al 2013/14, il Parma arriva a iscrivere nei bilanci oltre 90 milioni di plusvalenze. Vendite e acquisti contestuali che “avvenivano senza movimentazioni di cassa significative, al solo scopo di migliorare il risultato economico complessivo di esercizio in corso e compensare le perdite operative prodotte dalla gestione“.

LA CESSIONE DEL MARCHIO. Tra le operazioni dolose più sospette rientra la cessione del marchio alla fine della stagione 2012-13. “Parma Football Club” viene venduto alla società Parma Fc Brand, una srl costituita ad hoc dallo stesso socio di maggioranza del Parma, la Eventi Sportivi Spa, per un prezzo di 37 milioni e 510mila euro. Pur essendo a conoscenza che la Fc Brand, poi incorporata dalla Eventi Sportivi, era “priva di qualsiasi solidità patrimoniale e capacità finanziaria“.

LA LETTERA TRUFFA. Gli amministratori dell’epoca ricorrono anche alla falsa lettera di cessione del credito, apponendovi la firma fasulla di Angelo Gandolfi, presidente di Erreà Sport, che con quel documento apparentemente accetta la cessione di un credito di 1.050.000 euro dal Parma Calcio alla banca tedesca Ibb Ag. Così Erreà diventa debitrice di quella mega somma e nel frattempo il Parma, con l’acqua alla gola, ottiene dalla banca un finanziamento di quasi due milioni.

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